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ELEZIONI Nato a Cormons dove spesso torna per non scordare le origini
Un friulano al Pirellone
Il figlio di Bruno Pizzul, Fabio, capolista Pd eletto a Milano

Mercoledì 31 Marzo 2010,
La voce è la stessa, giureresti di sentire un pezzo di telecronaca del padre Bruno, se invece al telefono non rispondesse Fabio Pizzul, capolista del Pd a Milano alle recentissime elezioni regionali.
      Un friulano dunque che siederà nel consiglio al Pirellone ancora per un anno e poi nella nuova sede, seppur all’opposizione, in una posizione importante.
      Nato a Cormons, 45 anni non ancora compiuti, sposato, 4 figli,giornalista professionista. Dal 1998 è il direttore di Radio Marconi, l’emittente della Diocesi di Milano e dei Paolini. Ha collaborato con Fininvest all’inizio degli anni ’90 e lavorato per 7 anni a Tele+. Attualmente collabora anche con Telenova.
      Obiettore di coscienza con la Caritas Ambrosiana, si è impegnato nell’Azione Cattolica, di cui è stato presidente diocesano dal 2002 al 2008. Fino al momento della candidatura è stato membro del Consiglio Nazionale della stessa Associazione.
      Pizzul ha raccolto oltre 10mila preferenze, staccando nettamente i compagni di lista.
      Ma il colloquio si rivela un’ulteriore sorpresa quando con grande naturalezza il neoeletto si presenta parlando immediatamente in friulano. Legami con la terra d’origine dunque mantenuti e ben saldi.
      «Sono vissuto fino all’età di quattro anni in Friuli- racconta- poi sono stato "deportato" a Milano. Regolarmente però torno due tre volte all’anno con la famiglia a Cormons, dove papà soggiorna spesso. Non ho mai dimenticato il friulano e quando posso lo parlo»
      -Anche in campagna elettorale?
      « Mi e capitato più volte ai mercati distribuendo volantini di incontare persone originarie del Friuli e il passaggio alla marilenghe è stato quasi obbligato. Ma anche nell’ufficio stampa del Pd c’è una ragazza di Udine».
      - Ma contano i friulani a Milano?
      «Più di quanto possa sembrare, perchè non amano apparire, ma ci sono eccome, nelle cose importanti no "ta lis comediis"»