Il posto degli oratori, laboratori di cittadinanza

5 Febbraio 2024 di fabio pizzul

Si fa tanto parlare dalle città a 15 minuti, ma Milano può già contare su un servizio a meno di 10 minuti. Gli oratori, autentici laboratori di cittadinanza, sono presidi molto diffusi in città e rispondono a esigenze di relazione, aggregazione ed educazione che altrimenti rimarrebbero inevase. E’ quanto emerge da una ricerca patrocinata dalla Fondazione Oratori Milanesi e da Fondazione Ambrosianeum e realizzata da Rosangela Lodigiani e Veronica Riolo, sociologhe dell’Università Cattolica.
Dalla ricerca emerge una spesso sottovalutata vitalità degli oratori cittadini, che propongono una variegata offerta di proposte educative e ricreative.

Gli oratori hanno una distribuzione fitta e capillare all’interno del Comune di Milano, capace di offrire potenzialmente per quasi tutta la città un servizio di prossimità, accessibile a pochi minuti di cammino (meno di 10, appunto); in taluni casi, rappresentano l’unico spazio di aggregazione giovanile e risultano contesti aperti con ampia disponibilità di orario e flessibilità di utilizzo, in particolare nei pomeriggi e nei fine settimana.
Durante e dopo la pandemia gli oratori hanno dovuto affrontare la sfida di nuovi linguaggi e nuove forme di aggregazione e, nonostante molte fatiche, sono riusciti a proporre strategie innovative.
In oratorio si riescono a comporre storie diverse e contraddizioni che ogni quartiere di Milano propone e, secondo l’analisi di Lodigiani e Riolo, si può tentare di riassumere la formula aggregativa ed educativa degli oratori in 4 parole: comunità, convivialità, condivisione e co-protagonismo. L’oratorio, come attiva parte della comunità educante, è immerso in un “sistema formativo allargato”, entro cui si caratterizza per l’apertura e l’accoglienza.
Dall’indagine emerge un oratorio che si può ancora definire, mutuando lo slogan del corrente anno pastorale, come L’oratorio è “pieno di vita”, capace di proporre una «eccedenza» che emerge in modi diversi dai diversi contesti. Lodigiani non ha dubbi: “Nelle sue imperfezioni, nelle sue fatiche, l’oratorio ha un radicamento, lavora nel piccolo della prossimità, dei cortili, delle relazioni di vicinanza, ma ha un’apertura sull’altro e sull’oltre che dilata gli orizzonti”.
Ma tutto questo non lo si può dare per scontato: l’oratorio è pieno di vita quando abita il territorio, lo coltiva e lo custodisce, facendo spazio alla “possibilità” di costruire nuove relazioni e nuovi percorsi.

Al seguente link si può scaricare, in “open access” il volume che illustra tutti i dati della ricerca:
https://series.francoangeli.it/index.php/oa/catalog/book/1084

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