Un PD laico e non laicista per un umanesimo condiviso

6 Giugno 2023 di fabio pizzul

1. La sconfitta del PD
“a cent’anni dalla marcia su Roma”, ottobre 1922, gli eredi organici di quell’inizio di Dittatura fascista, con una brillante azione di ‘maquillage’ politico-storica, di travestimento liberal-conservatore, con piena legalità sono diventati maggioranza parlamentare. Buona parte delle responsabilità va alla sinistra con le sue sconsiderate politiche, lunghe più di un quindicennio con la sua debole cultura, carente di necessarie e profonde rielaborazioni ed integrazioni, tenendo presenti le molteplici fasi di transizioni ecosistemiche, socioculturali, tecnologiche, finanziarie, effetti e cause dei colossali processi di globalizzazione che durano da più di un trentennio e che hanno “cambiato il mondo”, il mondo del secolo passato e non solo. Sui profili della persona umana, connessa alle dinamiche sociali e conflittuali, agli “scarti” delle persone bisognose di profili di welfare inediti e decisivi, non “mance” come i cosiddetti “redditi di cittadinanza”, si gioca, secondo noi, buona parte di programmi in grado di battere la destra sovranista che, lo ripetiamo, ha conquistato nella piena legalità il ruolo di governo dell’Italia. Sconfitta bruciante anche per l’attualità di pandemia e guerra in Europa che avrebbero bisogno di una sinistra, di un centrosinistra, in grado di integrare sempre più il nostro paese nella realtà politica europea verso passaggi istituzionali di “federalismo politico europeo”. Non ci si può neanche collocare ad un livello serio, incisivo e alternativo di “Opposizione parlamentare” se non si ha chiaro il TIPO di società e persona vogliamo contribuire a far crescere. Prima di riformare lo Stato sarebbe necessario delineare ampie dinamiche socioculturali che propongano tipologie personaliste e comunitarie in grado di divenire “preamboli” di programmi volti a sostenere strati sociali più sfruttati e, contemporaneamente, a quelli più innovativi tecnologicamente e fornitori di servizi che accelerino le pluriformi “reti” di connessioni digitali anche umane.

2. Processi di secolarizzazione
Qual è il concetto, la parola-chiave, in grado di racchiudere, sinteticamente, il complicato processo di trasformazioni socioculturali, dei mutamenti nei giudizi di valore, entro il quale, solamente, la discussione risulta utile sull’eventuale decino dei valori occidentali? E’ il concetto di “secolarizzazione”, inteso come fenomeno culturale e sociale di autonomizzazione della persona umana (occidentale) da ogni dipendenza normativa esterna a essa in quanto soggetto individuale.
Contemporaneamente a mutazioni continue negli stili di vita socioculturali. Tutto ciò va colto in una prospettiva dinamica, di mutamenti collettivi. Si tratta di elaborare una sorta di paradigma (come fecero Max Weber e Werner Sombart tra i grandi della sociologia europea) in grado di misurare il maggior numero aggregato di comportamento socioculturali nelle loro modificazioni nel tempo e che li rende, nei fatti, portatori simbolici di conflitti, di continue e nuove posizioni di potere carismatico e/o burocratico, di inediti rapporti psicopolitici, il tutto in grado di comunicare nuovi stili di comportamento e di consumo. Attraverso questi complicati processi di laicizzazione-secolarizzazione delle terre euroccidentalli siamo già, da molti decenni, complessivamente, viventi in società metropolitane post-religiose in cui si sono stabilizzate egemonie diffuse nelle popolazioni che possiamo definire, nelle loro prime fasi vincenti, come “tempi del nichilismo costruttivo”. Sino verso la metà degli anni ’80 del secolo scorso. Vale a dire che già allora si era imposto consensualmente una cultura che negava qualsiasi “limite” sia in economia (con l’ideologia del liberismo più sfrenato), sia negli specialismi scientifico-genetici con impressionanti, iniziali, applicazioni a partire dalle cellule embrionali ritenute “ovviamente” manipolabili. Rimuovendo questo grumo di questioni come “antichità”, senza misurare metamorfosi educative che gradualmente hanno comportato una drastica “reductio” della percezione della dignità della persona umana sin dal suo concepimento al cosiddetto “valore occidentale” della libertà assoluta nell’autodeterminazione del proprio corpo e, oggi, anche della volontà di determinazione soggettiva del genere a cui empaticamente si vuole appartenere. E così per tante altre questioni sociali e culturali come la diffusa negazione di solidarietà “lunghe” * verso le grandi masse di extracomunitari in fuga dai loro luoghi di guerra e terrore, anche causati da componenti filoccidentali oltre che dai resti profondi dei passati periodi colonialistici. Da traumi e da insopportabilità di stili di vita e poteri dittatoriali locali corrotti e omicidi.

3. Emergenza antropologica, quale democrazia?
Le dinamiche della coscienza religiosa nelle tardo-democrazie occidentali assumono aspetti differenziati. Innanzitutto, intendiamo con la denotazione di “coscienza religiosa” fenomeni inerenti non solo a posizioni o orientamenti presenti in campo cattolico, ma anche ad altre esperienze collegabili al triplice monoteismo che, da lungo, intersecano rapporti sia con l’Occidente, sia on altri e più vasti contesti antropologico-culturali. Sono i filoni religiosi della simbolica dei “tempi lunghi” osservati da oramai molto tempo dalle più importanti scuole antropologiche europee, da Durkheim a Levy-Strauss in connessione, dagli anni Venti del passato secolo, con le ricerche sociologiche francofortesi. Tutte queste dinamiche analitiche hanno ruotato attorno al concetto di “uso politico progressivo dell’antimoderno” * e della sua tormentata coscienza religiosa. Un complesso differenziato di livelli di forte sensibilità, di emozioni astratte, di altrettanti elementi di razionalità forti. Dunque, una complessità culturale. Non riducibile a soli elementi di “reazione” a fronte di qualsiasi dinamico scientifico-tecnica, ma anzi coscienza da cui scaturiscono possibili “anticorpi” culturali critici ed in grado di cogliere, all’interno dei differenziati specialismi, i necessari LIMITI epistemologici. La questione dirimente, per un partito progressivo come il PD, è che i credenti si confrontino all’interno di ambienti dove le condizioni psicopolitiche oltre che sociali supportino sempre più tendenze razionali nell’egemonia degli stili di vita e dei giudizi di valore. All’inizio terzo millennio, insomma, le coscienze dei credenti sono interrogate ed inquietate da una società europea sempre più preda di facili emotività irrazionaliste, molto diffuse anche in vasti strati popolari oltre che in gruppi di intellettuali orientati a “pensieri deboli connotati da relativismi assoluti”. La coscienza religiosa non si confronta, come spesso nel secolo passato, con lo scandalo “dei benpensanti e dei borghesi” per dirla alla Bernanos o alla Bloy, ma con estremi individualismi declinanti. In cui tutto ed il suo contrario possono coesistere anche in un partito politico come il PD. La coscienza umana e dunque anche religiosa, si connota in un costante autotrascendimento di se stressa, alimentata non tanto da un’indefinita inquietudine, ma alla ricerca di “quel gran mar dell’essere” per dirla alla De Luca, che arricchisce la “socialità” e se vogliamo a quella PIETA’ nella storia della ricerca umana, che ci fa PARTECIPARE a molteplici sensi comuni orientati all’eguaglianza ed al merito. Ecco la corretta dinamica in cui può crescere una “società educante” ed una persona umana – vale a dire un costrutto complesso di emozioni ragione e relazioni – in grado di cogliere “l’insulto ai poveri” per dirla come Papa Francesco o anche, più vicino a noi, dell’indimenticabile don Primo Mazzolari. Nella nostra storia, dal dopoguerra in poi, in diverse battaglie politiche e culturali sono stati proprio i contributi di vaste aree di credenti ad essere stimolo critico di LQAICITA’ e cultura dei LIMITI, in relazione ad aree di coscienza laica e di autonomia assoluta nei giudizi di valore che smarriscono non raramente, proprio per la loro indubbia “terrestrità totale”, paradossalmente per chi proviene da fondamenti illuministici, i sensi della critica dello stato di cose presenti. È una sorta di “doppio rovesciamento” delle dinamiche della coscienza occidentale.
Ora in un momento storico come il nostro, dove lo sviluppo delle forse produttive ha raggiunto, in Occidente, livelli di crisi di “maturità” dello sviluppo – tali da ridurre i meccanismi economici in una sorta di “entropia” dell’economico – ancora di più i comportamenti socioculturali esprimono richieste di sensibilità sofisticate e immateriali, ma che vanno selezionate. E’ il tema decisivo, per una riorganizzazione completa del PD, dei DIRITTI CIVILI come base culturale dei temi della persona umana. L’approccio è identico per tutte le differenziate componenti culturali presenti nel partito. Non è questo in discussione. Né è in discussione il tema della terminale autodeterminazione della libera coscienza su scelte valoriali di fondo. E’ invece poco credibile che alla base di tutti i diritti civili non si possa definire un univoco criterio in cui la vita è vita umana sin dal suo concepimento. Un partito progressivo e di sinistra non può non AVERE UN UMANESIMO CONDIVISO sugli aspetti oggettivi che definiscono il genere donna e uomo. Altro è, lo ribadiamo, la correttezza di dare all’autodeterminazione dell’individuo una sua costante. Sono due aspetti – quello dei diritti civili radicati nella razionalità del riconoscimento della radice personalista e quello altrettanto importante della propria autodeterminazione – di un unico umanesimo. Le tensioni indubbiamente esistenti tra questi due aspetti del genere umano vanno risolti nella tendenza a superare, in certe e ben definite occasioni di battaglia politica, il livello insufficiente della cosiddetta “libertà di voto per motivi di coscienza”. Puntando, invece, verso convergenze di umanesimo condiviso. Tutti gli scacchi del PD, delle precedenti esperienze dagli anni Novanta i poi, sono radicati nelle due o anche più visioni antropologiche coesistenti nel partito. Questo ha comportato, nel tumulto della fase di trapasso di civiltà di cui siamo operatori da trent’anni ad oggi, solo confusioni e divisioni tra noi, come ricaduta nel sincretismo teorico, anche sui temi sociali ed economici. Infatti, tutto si tiene in un’organizzazione partitica e tutto scaturisce dalle dinamiche culturali attorno a cui si definisce un progetto politico e strategico. Nella storia del campo progressista europeo, includente non credenti e credenti da oltre centocinquanta anni. Il tema dei diritti civili, dalla loro radice personalista, è stata la sorgente di importantissime esperienze positive come furono quelle di innumerevoli stagioni sindacali ed anche politiche come nei periodi delle alleanze antifasciste negli anni Trenta e Quaranta e nei periodi lunghi di ricostruzione economica e morale dell’area geopolitica europea dagli anni Cinquanta in poi. Ma furono, altrettanto, anche sorgente di gravissime incomprensioni storiche senza sbocchi unitari, producendo “spaccature verticali” tra cedenti sfruttati e non credenti altrettanto sfruttati. Ecco perché le corrette fratture sociali sono quelle “orizzontali” di tipo socioeconomico, non ricadendo nel laicismo, né nell’integralismo. Come abbiamo già messo in evidenza è possibile, anzi vitale, usare una metodologia delle distinzioni sui temi “eticamente sensibili”, disaggregando il complesso di tutele ed indicando, in una comune ricerca umanistica, posizioni sia affermative ed altre di “rinuncia”, producendo capacità di negoziazione che solo orientano unitariamente una formazione politica verso il bene più ampio consistente nel programma politico complessivo. Se non ci autoeduchiamo a questo stile di “parziale rinuncia” permanente delle proprie posizioni, non è possibile che si pervenga ad una matura laicità e pluralismo condiviso. Si realizzeranno, come è avvenuto spesso nel PD, false “tregue” di una guerra dissidente che porterà inevitabilmente alla frantumazione. Il PD è a un bivio come su altre questioni sociali ed economiche: le tardo-democrazie, i partiti politici progressisti europei, non possono permanentemente essere squassati da scontri diffusi che ci frammentano ancor più della già “liquida” società in cui operiamo. L’equilibrio costituzionale e democratico mostra vaste crede prodotte anche dalla frammentazione tra credenti e non credenti, foriere di spinte verso le cosiddette “guerre culturali” interne a tanti Paesi occidentali che, come le fratture di “civilizzazione” geopolitiche, sono sempre più foriere di spinte antipolitiche ed autoritarie. Sta, nel frattempo, maturando una realtà di esperienze comuni, sia nei differenziati “mondi cristiani” a livello europeo, sia in aree laiche giovanili di sinistra critica su scala internazionale, esperienze che tendono a coniugare ciò che abbiamo sostenuto in precedenza: ove si definiscono economie di comunione” e del dono con aspetti antropologici ed educativi di riappropriazione di tematiche dei beni comuni come l’acqua e la difesa di territori inquinati, con elaborazioni locali di sviluppo ecosistemico. Tutti tentativi per ora: base di COMUNI visioni della crisi generale che non può non connettersi a COMUNI ricerche di umanesimo condiviso. Sta terminando un intero ciclo della globalizzazione senza regole, sta emergendo la necessità di una “governance” sistemica della stessa globalizzazione che può comportare una ricomposizione delle molteplici antropologie e culture internazionali in umanesimi condivisi che possono superare la semplice tolleranza. Infatti il nostro ragionamento comporta il pieno riconoscimento che coscienza religiosa e pratica laica, non laicista, del “fare politica e del fare società”, si tengono reciprocamente in un’unica pratica sociale, che la comune cultura della rinuncia a voler tutto e subito dei propri principi, è la strada di un’apertura positiva per un vasto partito progressivo come può essere il PD.

Paolo Sorbi
Fabio Pizzul

1 commenti su “Un PD laico e non laicista per un umanesimo condiviso

  1. Emanuele Macca

    Caro Fabio, un saluto anche a Paolo Sorbi che ho conosciuto in vari incontri nella sede del PD di Porta Romana.
    Il sasso gettato in questo articolo è importante benché non ne condivida appieno l’impostazione. E i temi affrontati mi attraversano nel vissuto quasi al 100% essendo un cattolico visibile come cattolico e come omosessuale e aderente ai gruppi di LGBT+ credenti. Non solo, sono anche operatore nel sociale, nell’ambito della grave marginalità adulta e giovanile, nel settore delle dipendenze che più di altri può essere letto come segno tangibile della crisi antropologica contemporanea. Personalmente credo che se il PD affronta davvero questa sfida possa diventare risorsa per il mondo ecclesiastico ad affrontare questo temi e smetterla di farsi manipolare vivendo alla mercé delle opinioni altrui. Si deve fare una grande pulizia lessicale su questi temi, prima di capirsi .. Ed è fondamentale non leggere queste situazioni in modo quasi manicheo, per cui i modelli sono quello religioso tradizionale e quello del relativismo antropologico LGBT+. Su questo non concordo con il testo presente, si deve lasciare spazio per far nascere una creatura nuova che sappia e possa integrare le due dimensioni, sapendo che al centro resta la centralità della coesione sociale anche in un’ottica intergenerazionale (oggi si parla di questione anziani e questione giovanile non per niente!), e dall’altra parte che esiste un approfondimento su vari livelli della consapevolezza delle identità che non sono solo “capricci identitari”, o casi da ricondurre al binarismo di fondo. Questo non è un livello religioso, ma una inculturazione del livello religioso. Esistono beninteso entrambi i rischi, la superficialità del definirsi e la rigidità che ingabbia. Il linguaggio scientifico e quello spirituale-religioso devono potersi confrontare senza per questo abbracciare il nichilismo di chi ha lasciato nel dimenticatoio la Speranza che diventa una favola per bambini. In un incontro svoltosi presso lo Spazio Tadini in Via Jommelli dello 02PD il figlio di Tadini ha riproposto l’importanza di unire il linguaggio dell’arte a quello della politica. Siamo in fondo sulla stessa linea, dare una visione totalizzante all’idea politica, che tocca cervello ed intestino, ma che è pur sempre filtrata da valori positivi verso l’umanità, e non accetti di annullare le vite che non aderiscono al proprio sogno/alla propria fede. Non ho certo la preparazione filosofica del Dott. Sorbi, ma qualche intuizione credo di averla e la metto volentieri al servizio …

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