Siccità: una catastrofe annunciata?

21 Giugno 2022 di fabio pizzul

Sulle montagne italiane, in media, ogni inverno si accumulano 555 miliardi di metri cubi di neve. Nell’anno peggiore della serie storica rilevata i metri cubi sono stati 257 miliardi. Nello scorso inverno ci siamo fermati a 227 miliardi. Cifre drammatiche che spiegano, assieme al fatto che in alcune zone della Pianura Padana non piove, la drammatica siccità di questo giugno 2022. Ora si invoca lo stato di calamità naturale, ma abbiamo davvero fatto tutto il possibile per prevenire una situazione così pesante?
Se ne è parlato ieri a un convegno promosso da ANBI Lombardia, l’associazione dei consorzi di gestione e tutela del territorio e delle acque irrigue, in poche parole, i gestori dei canali di irrigazione lombardi.
Il presidente di ANBI Lombardia Alessandro Folli ha ricordato come l’acqua non è un bene che si può acquistare sul mercato, ma va gestito sulla base di una disponibilità che non è infinita (anzi, quest’anno è molto scarsa) e che dipende dalle precipitazioni atmosferiche. Per questo è fondamentale conservare l’acqua per poterla rendere disponibile quando serve per usi civili, industriali e agricoli. Il magazzino naturale stagione per eccellenza, la neve che si accumula d’inverno sulle montagne, quest’anno è particolarmente scarso e questo ha conseguenze pesanti sugli altri grandi magazzini lombardi, i laghi prealpini. L’acqua è bene fondamentale per la nostra vita e la sua mancanza mette in discussione praticamente ogni attività dell’uomo.
Nonostante la pianura lombarda abbia uno dei sistemi di gestione delle acque più articolati e storici, la cui nascita risale a centinaia di anni fa, ancora non riusciamo a gestire adeguatamente le risorse idriche, soprattutto in presenza di periodi di siccità. Basti un esempio: riusciamo a trattenere l’11% delle acque piovane, il resto viene disperso. L’obiettivo dovrebbe essere quello di arrivare alla raccolta di almeno il 50%, ma è ancora molto lontano.
Anche la gestione del riempimento dei bacini naturali e artificiali non è stata fin qui brillante: ci ritroviamo con i grandi laghi come il Maggiore o quello di Como con percentuali di riempimento intorno al 20/25% e i laghi artificiali di alta montagna non stanno molto meglio. In Svizzera la situazione pare diversa e gli invasi montani sono a livelli maggiori. Anche il rilascio di maggiori quantità d’acqua dalle dighe appare ora un provvedimento tardivo, visto che molte campagne hanno visto già prosciugarsi il sistema dei fontanili, e non certo in grado di garantire quantità d’acqua sufficienti per più di un paio di settimane.
La situazione è drammatica e, come spesso accade, ci rendiamo conto solo ora di come sia necessaria una programmazione di lungo periodo e più prudente.
Durante il convegno di AMBI si è parlato anche del regolamento UE numero 741, che prevede norme stringenti sul riuso delle acque depurate. Le acque che escono dalle miglia di depuratori presenti sul territorio non vengono adeguatamente sfruttate. L’obiettivo che indica l’Europa è il riutilizzo al 23% per fini agricoli, in Lombardia siamo fermi al 4%. Troppo poco. Soprattutto in periodi di siccità.
Il discorso sarebbe lungo e riguarda anche la qualità delle acque depurate, ma intendevo solo darvi un’idea delle questioni in gioco.
Da più parti in questi giorni si invoca il PNRR, ma la gestione lungimirante delle acque non passa solo da grandi opere e, soprattutto, ha bisogno di adeguata programmazione nella gestione di un bene sempre più prezioso che va salvaguardato e custodito e, lo ripeto, non può essere acquistato sul mercato.
Un’ultima notazione riguardo l’idea di chiedere lo stato di calamità naturale. Molti lo ritengono un errore, a partire da Coldiretti e da altre associazioni agricole. Parlare di calamità significa pensare già ai ristori e dichiarare che non c’è più null’altro da fare che prendere atto della perdita dei raccolti. Il mondo agricolo crede più opportuno dichiarare lo stato di emergenza per mobilitare tutte le forze (Protezione Civile su tutte) e le risorse disponibili affinché si eviti il peggio.
Con la speranza che nelle prossime settimane arrivi un po’ di pioggia e non solo occasionali e sporadici temporali.

Per chi volesse approfondire le questioni: “Di acqua in acqua” il periodico di ANBI Lombardia
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