La bella storia dello scudetto del Milan

23 Maggio 2022 di fabio pizzul

Complimenti al Milan per la conquista dello scudetto. Mi pare davvero una bella storia di sport. Non e non voglio nascondere simpatie rossonere, ma credo che la vittoria della squadra guidata da Stefano Pioli offra interessanti spunti di riflessione, al di là del risultato tecnico di un campionato che mi pare evidente abbia squadre meno competitive di altre leghe nazionali, basti pensare alla Spagna o all’Inghilterra.
Il Milan della stagione 2021/2022 è completamente diverso dal Milan che vinse l’ultimo scudetto 11 anni fa con Allegri in panchina: allora c’erano campioni affermati che dovevano confermare le grandi attese che si concentravano su di loro, oggi abbiamo un gruppo che aveva tante cosa da dimostrare e pochissimi favori da parte degli addetti ai lavori e suscitava una cronica (e ormai quasi patologica) sfiducia negli stessi tifosi.

Per carità. La rosa del Milan di quest’anno non è certo stata costruita con poche risorse economiche, visto che vanta giocatori con uno stipendio di tutto rispetto, ma non era nemmeno considerata la più competitiva, visto che proponeva un incerto mix tra esperienza e giovinezza e non offriva garanzie di continuità e capacità di reggere lo stress di un intero campionato.
Lo stesso Pioli è stato spesso descritto come un allenatore che non era in grado di raggiungere grandi obiettivi e avrebbe potuto portare il suo Milan, al più, a non fare una pessima figura al cospetto di squadre ben più attrezzate, dall’Inter alla Juve, dal Napoli alla stessa Roma. Il Milan, all’inizio del campionato veniva accreditato come squadra da quinto sesto posto, ma qualcuno ci ha creduto e le cose sono subito girate in altro modo. Pioli ha avuto un ruolo molto importante in questa corsa, anche per la sua capacità di far sentire tutti i giocatori importanti, ma nessuno insostituibile e per la tendenza a smussare angoli e polemiche, anche se il trattamento arbitrale nei confronti del Milano è stato a più riprese molto discutibile.
Anche la dirigenza ha giocato un ruolo molto importante nel garantire alla squadra la serenità necessaria: l’apparente basso profilo di Paolo Maldini ha giocano un ruolo determinante nel fare da sponda all’allenatore e nel garantire il miglior clima possibile nella società.
E poi i giocatori, che non sto a citare, ma hanno saputo fare gruppo e passare oltre moltissimi infortuni, periodi di appannamento di forma, delusioni agonistiche come l’eliminazione dalle coppe, giudizi spesso ingenerosi da parte di media e social. Anche autorevoli commentatori hanno dovuto ammettere di aver sottovalutato di Milan e di non aver fatto abbastanza conto sulla forza del gruppo.
Si tratta di uno scudetto non pronosticato e, per molti versi, inaspettato, che a più riprese sembrava essere già sfuggito a un Milan che pareva sempre sull’orlo di un precipizio, sportivamente parlando: tutto questo lo rende ancore più bello per i tifosi che ieri hanno letteralmente invaso il centro di Milano e la zona di Casa Milan.
Complimenti anche all’Inter che, provandoci fino all’ultimo minuto, ha reso il campionato finito ieri uno dei più incerti e interessanti degli ultimi anni e ha riportato Milano ad essere davvero la città di riferimento del calcio italiano. Qualcuno potrebbe anche chiedersi se due squadre così non possano reggere anche uno stadio Meazza rigenerato, ma questa è un’altra storia.
Ora attendiamo di capire se nel prossimo campionato avremo 4 o addirittura 5 squadre lombarde: a Milan, Inter e Atalanta si è già aggiunta la Cremonese e sta tentando di farlo anche il Monza, che ieri ha eliminato in una fratricida (se la vediamo dal punta di vista lombardo) semifinale il Brescia e si appresta a giocarsi la promozione in una doppia sfida con il Pisa in programma giovedì e domenica.

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