Dieci anni dalla parte di chi cerca una vera giustizia, e ora?

26 Gennaio 2022 di fabio pizzul

Finire agli arresti domiciliari per il fallimento di una società di cui non sei sindaco, ma la procura ti considera come tale non si capisce bene sulla base di quali documenti. Comincia così, il 22 aprile 1994, la storia giudiziaria di Mario Caizzone che solo 21 anni dopo e la scelta di rinunciare alla prescrizione è riuscito ad ottenere un certificato penale immacolato.
Una vita segnata pesantemente da quello che potremmo definire un abbaglio giudiziario, che ha impedito per almeno un decennio a Caizzone di esercitare la sua professione di commercialista e lo ha gettato sull’orlo della disperazione.
Nasce così la storia dell’Associazione Italiana Vittime Malagiustizia (AIVM), sorta il 27 gennaio 2012 su iniziativa dello stesso Caizzone che ha scelto di mettersi al fianco di coloro che, come lui stesso ha sperimentato, si trovano invischiati in vicende che rischiano di abbattersi su di loro in modo pesante e spesso incomprensibile.
Ma in un paese in cui vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio, è davvero possibile diventare vittime di errori giudiziari? E quali sono i confini tra l’errore giudiziario e la volontà dell’imputato di farla franca senza incorrere in sanzioni o pene per comportamenti effettivamente contrari alla legge?
Non è facile dare risposte a queste domande ed è forse anche per questo che l’attività dell’associazione fondata da Caizzone ha avuto alti e bassi e, mentre celebra i dieci anni di vita, si trova di fronte a un bivio: proseguire e rilanciare, viste le centinaia di richieste di aiuto che arrivano ogni mese, o chiudere i battenti, prendendo atto della difficoltà a creare percorsi stabili e precisi di assistenza alle vittime.
Non sembri un dubbio retorico, quello di Caizzone, visto che negli anni non è mai riuscito a trovare sponde istituzionali per far crescere la sua associazione o per far sì che si creasse un presidio a tutela di coloro che si sentono vittime di errori o vessazioni giudiziarie. La peculiarità di AIVM è che offre un servizio totalmente gratuito e non intende fornire assistenza legale; proprio per questo è un unicum, difficilmente incasellabile in un sistema giudiziario che non pare attrezzato ad individuare eventuali abusi e a mettersi dalla parte delle vittime. AIVM non indica a coloro che la contattano avvocati di fiducia e non si propone certo come alternativa alle loro offerte professionali. Ma, allora, che cosa fa realmente l’associazione?
Caizzone spiega l’attività dell’AIVM ripercorrendo la sua vicenda giudiziaria: “il mondo ti crolla addosso all’improvviso e perdi qualsiasi capacità di gestire con lucidità le cose che ti accadono. Ti affidi a un avvocato, ma non sei in grado di fornirgli gli elementi necessari a chiarire la tua situazione. Non hai nessuno che ti ascolta e ti aiuta a capire come puoi reagire e fare le scelte giuste”. Il rischio, sottolinea ancora il presidente, è di non avere nessuno che ti aiuti a capire che cosa ti sta accadendo e a valutare se valga la pena e come di continuare il percorso giudiziario. L’associazione non fornisce assistenza legale diretta, ma tenta di dare ascolto alle persone consentendo loro di non cedere alla disperazione e offrendo un sostegno nel valutare in modo meno impulsivo e più oggettivo la propria situazione.
AIVM, negli ultimi mesi, a causa della pandemia, ha ridotto di molto la sua attività e, pur ricevendo ancora centinaia di sollecitazioni ogni mese, ha scelto di non rispondere alle richieste.
Il decimo compleanno per l’associazione è un momento di scelte delicate: continuare l’attività e trovare nuovi volontari per rafforzare la propria capacità di ascolto o considerare conclusa la propria missione nella speranza che siano le istituzioni a muoversi per trovare il modo di offrire adeguata assistenza alle vittime di malagiustizia?
Non si tratta di andare contro a magistrati o avvocati, quanto piuttosto di mettersi dalla parte di coloro che, spesso per ritardi, omissioni o incomprensioni burocratiche e procedurali, si trovano insabbiati in vicende che diventano più grandi di loro e finiscono per rovinare vite e famiglie.
Mario Caizzone e il suo gruppo di volontari dovranno presto prendere decisioni importanti, nel frattempo celebrano il proprio decimo anniversario con la consapevolezza di aver dato una mano a migliaia di persone che non sapevano letteralmente a chi rivolgersi e nella speranza che le vittime di malagiustizia possano trovare cittadinanza e aiuto in un Paese che parla troppo di giustizia, ma altrettanto spesso non riesce a garantirla soprattutto ai più fragili.
Se qualcuno crede di poter dare una mano all’AIVM come volontario, offrendo anche solo qualche ora per ascoltare e selezionare le tante richieste che ancora arrivano all’associazione, può contattare il presidente Mario Caizzone e i suoi collaboratori (tutti a titolo volontario e gratuito) facendo riferimento al sito www.aivm.it.

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