La morte di un profeta laico dei nostri giorni

13 Agosto 2021 di fabio pizzul

L’improvvisa scomparsa di Gino Strada ha colpito tutti noi.
In queste ore si stanno accumulando ricordi, commemorazioni e dichiarazioni di vario tenore, in una sorta di celebrazione collettiva, soprattutto via social, di un uomo che non poteva lasciare indifferenti.
Nato a Sesto San Giovanni, Strada è stato un cardiochirurgo di grande livello, fino a occuparsi di trapianti, per poi decidere di cambiare vita e dedicarsi all’emergenza nelle zone di guerra, prima con la Croce Rossa, poi, con la collaborazione fondamentale della moglie Teresa, ad Emergency, con cui, dal 1994 ad oggi, ha curato oltre 6 milioni di persone in 16 diversi paesi e nelle zone di guerra più difficili del pianeta.
Gino Strada è stato un uomo di parte, un vero partigiano, schierandosi sempre dalla parte di chiunque avesse bisogno, in modo ruvido, scomodo, senza guardare in faccia nessuno e senza lasciarsi “catturare” da nessuno. Aveva una missione, curare le persone, ovunque si trovassero, e un sogno, anzi, una missione impossibile: abolire la guerra.

Ha criticato aspramente la politica, i privilegi, i progetti che non condivideva (anche quelli di altre organizzazioni umanitarie, non gli è mai andato a genio, ad esempio, l’8 per mille che finanziava progetti di Caritas). Non era e non voleva essere un uomo facile e non ha mai voluto cedere rispetto ai suoi principi di rispetto della dignità di ogni essere umano.
Gino Strada è stato un uomo scomodo, una sorta di profeta laico della nostra contemporaneità che ha sempre considerato schiava della follia della guerra; se n’è andato all’improvviso, mentre il suo amato Afghanistan sta tornando nelle mani dei Talebani dopo la fine di un intervento internazionale che lui aveva sempre considerato una follia.
Ho sempre ammirato Gino Strada, anche se non sempre sono riuscito a seguire la sua radicalità, preferendo, per la mia indole e formazione, percorsi più inclini alla mediazione e al dialogo.
Moni Ovadia, ricordandolo questa sera durante un’intervista al TG3, lo ha annoverato tra i 36 giusti che, secondo la tradizione chassidica, reggono il mondo e consentono che non finisca sotto i colpi del maligno.
Credo che i giusti, per fortuna, siano molti di più e che la stragrande parte di loro svolgano il loro servizio per il mondo nascosti e anonimi; ci sono però dei giusti rumorosi e tonanti, che hanno il compito di indicare le nostre contraddizioni e di scalfire la nostra indifferenza: Gino Strada è stato uno di questi.

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