Lombardia e sport: occhio al rischio ipocrisia

11 Agosto 2021 di fabio pizzul

I trionfi olimpici degli atleti italiani hanno riacceso l’attenzione per lo sport. In questi giorni c’è quasi un coro (speriamo che duri) di promesse riguardo la necessità di avere più attenzione alle realtà sportive sparse nei diversi territori e allo sport a scuola. Spero davvero che non sia un’attenzione passeggera, ma che si possa davvero arrivare a un reale sostegno alle tante società, per lo più dilettantistiche, che garantiscono l’attività sportiva per i più giovani in tutti gli angoli d’Italia. Si potrebbe, però, cominciare a mantenere alcune delle promesse fatte nei mesi scorsi. Anche in Lombardia.
Faccio due esempi concreti che mi paiono tutt’altro che secondari e che spiegano perché c’è un grande rischio di ipocrisia in Lombardia.
Il primo riguarda il bando “E’ tempo di sport 2020”, assegnato nei primi mesi del 2021 con l’esclusione di oltre 300 ssd e asd (società sportive dilettantistiche e associazioni sportive dilettantistiche) per esaurimento dei fondi a disposizione. La Giunta regionale, con il beneplacito della Commissione sport del Consiglio regionale, ad aprile aveva deliberato di utilizzare i 2 milioni di euro stanziati per la Dote sport 2021 per andare a finanziare tutte le società rimaste escluse dal bando “E’ tempo di sport”. Molte famiglie non hanno potuto infatti iscrivere i figli a corsi e attività sportive e la Dote sport sarebbe rimasta in larga parte inutilizzata. Asd e ssd attendevano dunque i fondi, ma l’attesa di prolunga, visto che ad oggi, dopo 4 mesi, diverse di loro non hanno visto l’ombra di un euro. Che cosa è successo? Perché si annunciano azioni che poi non si portano a termine? Credo che sia necessario un chiarimento da parte della Giunta regionale.

Veniamo al secondo esempio.
Le piscine sono tra le realtà più colpite dalla pandemia. Oltre al fatto di essere rimaste chiuse più a lungo di altre attività, hanno subito anche una discutibile decisione nazionale che ha garantito ristori per le sole attività commerciali che per i gestori degli impianti natatori rappresentano, se va bene, meno del 10% degli introiti. Il resto deriva da corsi e altre attività ad abbonamento che non sono state considerate indennizzabili. Il rischio è che molte piscine non riaprano perché sono letteralmente schiacciate dalle perdite accumulate. Due regioni si sono mosse venendo incontro alle necessità dei gestori, garantendo loro una cifra di ristoro tale da poter consentire il recupero di una parte delle perdite e la possibilità di riprendere l’attività. Le regioni in questione sono Sardegna e Molise, quest’ultima, per parlare di numeri, ha appena stanziato 300.000 euro per le piscine del proprio territorio. I rappresentanti dei gestori degli impianti stanno chiedendo interventi anche alle altre regioni, ma per ora tutto tace, anche in Lombardia. I fondi necessari non sono pochi, perché servirebbero circa 50.000 euro a impianto, ma alcune regioni sono riuscite a fare uno sforzo. E le altre? Possiamo permetterci di vedere molte piscine rimanere chiuse? L’entusiasmo generalizzato per i successi dei nostri nuotatori a Tokyo e le promesse di avere più attenzione al settore ce le siamo già dimenticate?
Non voglio però sottrarmi a una giusta dose di realismo, perché trovare fondi in spesa corrente per un’operazione di questo genere è tutt’altro che semplice. I numeri sono spietati.
Il Molise ha sul suo territorio, secondo i dati del censimento CONI 2020, 7 piscine e ha potuto utilizzare i soldi europei del Fondo Sviluppo e Coesione che in Italia arrivano solo per le regioni meno sviluppate, ovvero quelle del sud e isole. Grazie ai 300.000 euro stanziati, le piscine molisane potranno avere fino ad un massimo di 50.000 euro a testa.
In Lombardia sono censite 266 piscine e la regione non può contare sul Fondo Sviluppo e Coesione che consente spese anche in parte corrente. Per garantire 50.000 euro a impianto, la Lombardia dovrebbe stanziare 13 milioni di euro. Sono soldi che a bilancio non ci sono, ma ci sarebbero anche alcune spese che potrebbero essere compresse come, ad esempio, quelle per la comunicazione della presidenza che in assestamento di bilancio, approvato a fine luglio, si è vita assegnare 8 milioni di euro in più (nei prossimi tre anni). Non intendo certo dire che sia semplice trovare tutti questi soldi, ma un’attenzione agli impianti natatori credo che vada data con urgenza. Arrivo a dire che la regione potrebbe farsi garante di operazioni di sostegno che possano coinvolgere anche enti privati, l’importante è che non si faccia finta di nulla. Il rischio di vedere molte delle 266 piscine lombarde chiuse è tutt’altro che remoto e un qualche sforzo in più per sport in Lombardia andrebbe fatto, visto che in assestamento di bilancio per questo settore sono arrivati solo 10.000 euro in più.

Attendiamo tutti con piacere la possibilità di ospitare e festeggiare i 18 medagliati olimpici lombardi al Pirellone o a Palazzo Lombardia, spero però che quell’atteso incontro non sia il trionfo dell’ipocrisia e che, oltre agli applausi, arrivino anche i necessari sostegni allo sport lombardo.

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