Le polemiche su Vaticano e ddl Zan

23 Giugno 2021 di fabio pizzul

Ingerenza. Invasione di campo. Violazione della libertà del Parlamento.
Nelle ultime ore si sono sprecate le prese di posizione contro la “nota verbale” che il Segretario per i rapporti con gli Stati del Vaticano, monsignor Paul Richard Gallagher ha inviato al Ministero degli Esteri attraverso l’Ambasciata d’Italia presso la Santa Sede.
Si tratta di un atto che non ha nessun precedente, almeno nella storia recente del nostro Paese, e che esplicita un disagio che cova in molti ambienti cattolici riguardo il cosiddetto disegno di legge Zan.
Pubblico qui di seguito il testo della “nota verbale” e propongo poi alcune considerazioni.

NOTA VERBALE

La Segreteria di Stato, sezione per i Rapporti con gli Stati, porge distinti ossequi all’Ecc.ma Ambasciata d’Italia e ha l’onore di fare riferimento al disegno di legge N.2005, recante «misure di prevenzione e contrasto della discriminazione e della violenza per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere e sulla disabilità», il cui testo è stato già approvato dalla Camera dei Deputati il 4 novembre 2020 ed è attualmente all’esame del Senato della Repubblica.

Al riguardo la Segreteria di Stato rileva che alcuni contenuti dell’iniziativa legislativa — particolarmente nella parte in cui si stabilisce la criminalizzazione delle condotte discriminatorie per motivi «fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere» — avrebbero l’effetto di incidere negativamente sulle libertà assicurate alla Chiesa cattolica e ai suoi fedeli dal vigente regime concordatario. Ci sono espressioni della Sacra Scrittura e delle tradizioni ecclesiastiche del magistero autentico del Papa e dei vescovi, che considerano la differenza sessuale, secondo una prospettiva antropologica che la Chiesa cattolica non ritiene disponibile perché derivata dalla stessa Rivelazione divina.

Tale prospettiva è infatti garantita dall’Accordo tra la Santa Sede e la Repubblica italiana di Revisione del concordato lateranense, sottoscritto il 18 febbraio 1984. Nello specifico, all’articolo 2, comma 1, si afferma che «la Repubblica italiana riconosce alla Chiesa cattolica la piena libertà di svolgere la sua missione pastorale, educativa e caritativa, di evangelizzazione e di santificazione. In particolare è assicurata alla Chiesa la libertà di organizzazione, di pubblico esercizio del culto, di esercizio del magistero e del ministero spirituale, nonché della giurisdizione in materia ecclesiastica». All’articolo 2, comma 3, si afferma ancora che «è garantita ai cattolici e alle loro associazioni e organizzazioni la piena libertà di riunione e di manifestazione del pensiero, con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione».

La Segreteria di Stato auspica pertanto che la Parte italiana possa tenere in debita considerazione le suddette argomentazioni e trovare una diversa modulazione del testo normativo in base agli accordi che regolano i rapporti tra Stato e Chiesa e ai quali la stessa Costituzione Repubblicana riserva una speciale menzione.

La Segreteria di Stato, Sezione per i Rapporti con gli Stati, si avvale della circostanza per rinnovare all’Ecc.ma Ambasciata d’Italia i sensi della sua alta considerazione.

 

Ecco alcune considerazioni, molto schematiche.
– Perché si è giunti a questo punto? Non esistevano altre forme di confronto e di dialogo tra le due sponde del Tevere? C’è chi considera la nota come un tentativo di mantenere un profilo basso ed evitare pronunciamenti ufficiali più clamorosi da parte della gerarchia ecclesiastica. C’è chi legge questa mossa come un atto pesante da parte della Santa Sede per influenzare una decisione che spetta solo al Parlamento. Personalmente propendo per l’ipotesi dell’intervento diplomatico che tende ad evitare scontri campali, anche perché la nota non chiede di bloccare, ma di modificare il testo in discussione: tra chi vuole approvarlo così a tutti i costi e chi vorrebbe affossarlo, la Santa Sede sceglie una posizione mediana che non nega la necessità di una legge anti-discriminazioni.
– Il riferimento al Concordato sta facendo molto discutere. A costo di essere ingenuo, mi piace interpretarlo come un appiglio giuridico e non dottrinale, il che fa pensare a un intervento da “ufficio legale”. Quando in un’istituzione si manda avanti l’ufficio legale, si tenta di evitare gli scontri e non di fomentarli. Anche a me, comunque, fa impressione il fatto che si debba percorrere questa via diplomatica piuttosto che passare da consuete forme di confronto e persuasione che non sono mai mancate. Evidentemente l’attuale condizione delle relazioni politiche (e non diplomatiche) tra Italia e Vaticano non è così favorevole o semplice. Si potrebbe anche leggerla in positivo, ma lo dico provocatoriamente, affermando che si sta superando l’anomalia italiana di un canale di influenza diretta e non mediata diplomaticamente del Vaticano sui palazzi delle istituzioni. La nota mi pare comunque un segno di debolezza da parte del Vaticano.
– Non so quanto la nota aiuti a superare tensioni e contrapposizioni. Personalmente continuo ad auspicare che al ddl Zan possano venire apportate alcune piccole modifiche (soprattutto agli articoli 1, 4 e 7) che possano portare ad un accordo sulla sua approvazione rapida al Senato e, in seconda lettura alla Camera. Il segretario del PD Letta pare aver aperto a questa possibilità che, fino a qualche giorno fa, sembrava esclusa. Io spero che la si percorra, anche perché così si potrebbe mettere alla prova la buona fede di chi, nel centrodestra, dice di non voler affossare il ddl, ma migliorarlo. Se prevalesse l’ostruzionismo o la volontà di ostacolarlo anche di fronte alla disponibilità al confronto, sarebbe chiaro da quale parte sta la voglia di strumentalizzare un tema serio come la lotta ad ogni discriminazione.
– A costo di sembrare superficiale e ascoltando le voci di chi non segue da vicino le vicende parlamentari e non è catalogabile tra gli attivisti LGBT o tra quelli Pro family, mi viene anche da dire: con tutti i problemi che abbiamo da risolvere e proprio ora che dobbiamo pensare a Next Generation Eu per cui serve il lavoro di tutti, come anche ieri, proprio da Milano ricordava il nostro presidente Mattarella, era proprio necessario scatenare polemiche e discussioni furiose su questi temi? Vale per entrambe le sponde del Tevere.

Per chi non l’avesse mai letto, indico il link al testo integrale del ddl Zan, non è molto lungo, chi è arrivato fino alla fine di questo post credo possa dedicare ancora qualche minuto alla lettura che credo sia più utile di tante discussioni.

https://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/DF/356433.pdf

Un commento su “Le polemiche su Vaticano e ddl Zan

  1. Ambrogio Giussani

    Ciao Fabio, condivido sostanzialmente la tua riflessione però a questo punto mi chiedo perché continui/continuate a stare in un partito che forse su tematiche sociali potrebbe essere vicino alle nostre posizione di cattolici democratici ma che sicuramente è lontano “mille miglia” da tutte le altre tematiche legate all’etica e alla morale famigliare, come nel caso del DDL Zan e … a quanto pare non basta nemmeno avere un segretario politico nazionale che si dichiara cattolico per stare tranquilli su certi temi. Cosa deve fare ancora la sinistra affinché tu ed altri amici vi ravvediate? Forse bombardare il vaticano? E poi, vuoi/volete che tutti i restanti cattolici che come me “soffrono” in questa sinistra, in mancanza di valide e nuove alternative si gettino nelle mani della destra? Se è così non stupitevi poi del successo di Meloni o Salvini. Non sono nostalgico della DC che ha fatto il suo tempo nel bene e nel male, ma non per questo smetto di ricercare strade alternative e diverse dall’attuale panorama politico e … su questa strada spero presto di ritrovarvi. L’importate è costituire una forza politica autonoma con chiari connotati che poi, di volta in volta; in base ai programmi, si confronti sia con la sinistra che con la destra ma senza “sposarsi” aprioristicamente con nessuno. Invece oggi purtroppo tante buone proposte vengono cassate solo perché provengono dalla parte opposta a quella di appartenenza. In buona sostanza noi dobbiamo cercare di fare sintesi raccogliendo il meglio ovunque si trovi. Utopia? Forse, ma a questo punto non vedo altre strade da percorrere. Una strada senz’altro faticosa e che forse produrrà solo “un piccolo gregge” ma che almeno sarà veramente sentita da tutti noi senza se e senza ma. Diversamente saremo condannati ad oscillare tra destra e sinistra di volta in volta in base al prevalere, in un campo o nell’altro , di contenuti a noi cari e sempre pronti a votare in altro modo nella tornata successiva… oppure ad astenerci come recente ho fatto anch’io in quanto non mi riconoscevo nei due schieramenti in campo (i 5 Stelle non li ho nemmeno presi in considerazione).
    Un caro saluto Ambrogio (Bresso).

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