Più innovazione e più povertà?

21 Giugno 2021 di fabio pizzul

Il PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) che nelle prossime ore dovrebbe ottenere il via libera della Commissione Europea, apre una fase molto interessante per la pubblica amministrazione e la società italiana: le enormi risorse a disposizione (209 miliardi da spendere entro il 2026) possono davvero rivoluzionare a livello infrastrutturale e sociale l’Italia.
C’è però, come sottolineava Mauro Magatti in un articolo pubblicato ieri da Avvenire, il rischio che un balzo in avanti fatto di innovazione e nuove tecnologie tagli fuori un numero crescente di persone e allarghi la fascia della povertà.
“Il problema che abbiamo davanti” scrive il docente dell’Università Cattolica, “è mettere insieme queste due facce della realtà: un futuro sempre più avanzato e un presente nel quale troppi rimangono ai margini”.
Ho l’impressione che siamo ancora impreparati a questa sfida che la politica fatica anche solo a mettere a fuoco.
Bisognerà riflettere con attenzione e trovare i canali giusti per evitare che la società italiana esca ancora più frammentata e diseguale dalla sfida di Next Generation EU.

Vi invito a leggere l’articolo di Mauro Magatti e a farmi avere le vostre impressioni.
https://www.avvenire.it/opinioni/pagine/leuforia-e-la-povert

Un commento su “Più innovazione e più povertà?

  1. Luigi Massari

    mentre leggevo l’articolo mi veniva in mente un esempio “atletico”; inteso come 3000 siepi.
    Occorre buona resistenza, ed anche capacità per saltare l’ostacolo (e la successiva buca con acqua). Oltre alla velocità, in caso di sprint finale.
    Siamo tutti convinti che le buone intenzioni del Governo, ma in genere delle Istituzioni italiane, confermino la possibilità di far partecipare alla competizione tutti gli italiani (persone presenti sul nostro territorio nazionale) con l’abbigliamento adatto alla competizione?
    In altri termini, già in parte sollevati nell’articolo giornalistico citato, sarà veramente possibile uno sviluppo ed una integrazione tra i partecipanti che partono in seconda e terza fila, o non è piuttosto una gara per raggiungere quantomeno il podio? E per tutti gli altri ?
    Osservando le realtà, anche quelle della città ed area metropolitana milanese, non sembra proprio che tutti possano partecipare allo stesso modo.
    Ho parecchi dubbi, al momento, sulle possibilità di successo di chi parte già svantaggiato. A volte sembra che il PNRR sia costruito per pochi. Mi auguro in un prossimo futuro di poter dire “mi ero sbagliato”.

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