Ritorno in classe: la maggioranza lombarda dice NO

19 Gennaio 2021 di fabio pizzul

La maggioranza ha bocciato una mozione del PD che chiedeva un impegno per riattivare quanto prima la didattica in presenza in tutte le scuole. A nome della Giunta, l’assessore Fabrizio Sala, che da pochi giorni si occupa di istruzione, ha detto che regione sta già facendo tutto il possibile e che l’unica cosa da fare, in questo momento, è essere uniti nel sostenere il presidente Fontana nella sua richiesta (accompagnata da un ricorso al TAR) di collocare immediatamente la Lombardia in zona arancione. Questo risolverebbe, secondo Sala, anche il problema del ritorno alla scuola in presenza. Qui di seguito quanto ho detto in aula per sostenere (invano) il voto favorevole alla mozione.

Riportiamo in classe i ragazzi, anche solo un giorno alla settimana, in questo modo li responsabilizzeremo e contribuiremo a costruire la soluzione della crisi che stiamo vivendo che è sanitaria, ma sta sempre più diventando economica e sociale.

Dobbiamo una convivenza con il Covid, di cui non ci libereremo per un po’, ma questo significa che dobbiamo promuovere una nuova vita sociale ed economica che deve vedere i giovani come protagonisti e non come vittime solo perché non hanno un diretto danno economico.

Non azzuffiamoci sui numeri, troviamo assieme vie d’uscita con procedure condivise, percorsi chiari e praticabili. Perché a scuola si fa prevenzione e tracciamento.
Questo chiede la mozione che stiamo discutendo.

Attenzione, perché Regione Lombardia rischia di passare per l’istituzione che non vuole far riprendere la didattica in presenza per le secondarie di secondo grado.
Vi abbiamo dato con questa mozione lo strumento per uscire da questa situazione, sarebbe sbagliato per voi non approfittarne.
Le parole rimangono tali, anche in quest’aula, gli atti sono quelli che contano, da quelli verrete giudicati.

3 commenti su “Ritorno in classe: la maggioranza lombarda dice NO

  1. Luigi Massari

    continuo a pensare ed avere dubbi, come già scritto in altre occasioni: o i numeri dei contagi tra i giovani (adolescenti) sono superiori a quelli che, raramente, vengono diffusi; ed allora si chiudono le scuole! Per precauzione.
    Oppure il comportamento istituzionale continua a non valutare gli effetti negativi di tali scelte. Effetti che vedremo in modo molto più significativo, e negativo, non oggi (con le “intolleranze dovute alla Didattica a Distanza”) ma nei prossimi anni, quando questa generazione di studenti sarà cresciuta in età ma molto meno del previsto a livello sociale e culturale.

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  2. Marisa C. Sfondrini

    Sottoscrivo il commento di Massari. In pieno. Soprattutto condivido la preoccupazione per questi giovani che, privati di vita scolastica oggi, ne avranno un contraccolpo nel prossimo futuro (e con loro tutta la società). Se si prendono le adeguate precauzioni e si responsabilizzano i giovani, non potrà accadere nulla di tragico.

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