Salute al nuovo anno

30 Dicembre 2020 di fabio pizzul

Sì è svolta nel pomeriggio di oggi l’iniziativa on-line promossa dall’associazione Prima la comunità (https://www.primalacomunita.it/), che ha l’obiettivo di promuovere un nuovo benessere sociale.
Oltre alla denuncia dell’insufficienza delle risorse previste per la sanità nel Piano Nazionale di Resilienza e Ripartenza (PNRR), l’iniziativa aveva l’obiettivo di rilanciare l’attenzione sulla dimensione comunitaria come chiave di volta per un sistema sanitario pubblico che deve essere ricostruito dopo il disastro dovuto a Covid-19.
Vi invito a dare un’occhiata al video dell’iniziativa e a visitare il sito di Prima la comunità, che pone i presupposti per una radicale riforma del nostro sistema sanitario a partire da valori e persone che vengono prima di qualsiasi ragionamento tecnico o finanziario.

Ho ascoltato, come vi dicevo, con grande interesse, l’iniziativa di oggi, tra l’altro in condizioni del tutto particolari, visto che stavo camminando nella neve al chiarore della luna nelle campagne attorno a Carugate. Per questo vi propongo una breve riflessione sul tema, rimanendo nello spazio che è stato assegnato agli intervenuti: 2 minuti.

Affermare che la comunità viene prima è molto impegnativo in un tempo che ha consacrato il trionfo, o forse è meglio dire la dittatura dell’individuo. La comunità non è, allora una somma di individui, quanto piuttosto il frutto di chi sceglie la relazione come elemento fondante la propria identità.
Affermare che la comunità viene prima significa dichiarare che la relazione viene prima della propria autoaffermazione e che il proprio benessere si può costruire solo grazie agli altri e non nonostante gli altri.
Quella da cui partire, allora, non è una comunità chiusa e identitaria, ma una comunità della cura, una comunità che si prende cura di chi la compone. Il benessere di una comunità non si misura in termini di reddito o di patrimonio, si può giudicare dalla qualità della vita di chi la compone e dalla qualità delle relazioni che si intessono al proprio interno.
Una comunità che si prende cura delle relazioni tra le persone è una comunità che mette tutti i suoi membri nelle condizioni di portare il proprio contributo al benessere di tutti, superando la logica del consumo per promuovere quella della condivisione e del mutuo aiuto.
Che cosa possono avere a che fare queste considerazioni con la cura della salute?
Credo che possano essere l’occasione per uscire da un criterio esclusivamente economico nella misurazione della cura e nell’erogazione di prestazioni sanitarie per promuovere una cura della salute di prossimità, sia a livello di strutture sanitarie, bella in quest’ottica l’idea delle “case della comunità”, sia a livello di prevenzione sanitaria che passa dalla qualità delle relazioni e dell’ambiente in cui si vive.
Una delle esperienze più angoscianti degli scorsi mesi è stata quella dell’abbandono, vissuta da migliaia di cittadini che hanno sperimentato l’isolamento nelle strutture ospedaliere o nelle proprie abitazioni. Covid-19 ha messo a nudo la fragilità di un sistema sanitario basato unicamente sulla tecnica e sul profitto e ha evidenziato la necessità di ricostruire una comunità della cura.
Non sprechiamo questa lezione.

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