Storie di Covid #29 – Prigionieri in casa

28 Novembre 2020 di fabio pizzul

Molti cittadini si sentono ancora abbandonati e, talvolta, prigionieri in casa propria. La catena degli isolamenti e delle quarantene è difficile da gestire, d’accordo, ma non può neppure trasformarsi in una sorta di attesa senza fine. In questa situazione, il rispetto delle norme sanitarie è affidato alla buona volontà e alla pazienza dei cittadini. E il sospetto che molti abbiano finito per cedere alla tentazione di uscire comunque di casa è reale, con le conseguenze che possiamo immaginare.

Dal 31/10 non so quando potremo uscire poiché non arriva il documento dell’ATS che dia l’ok. Sono oltre due settimane che in casa nessuno ha sintomi (mia moglie non ne ha dal 3/11, mio figlio mai avuti, io dal 12-13 nemmeno un colpetto di tosse). La sfortuna vuole che io sia l’unico in casa a poter guidare, quindi loro nemmeno hanno potuto fare il tampone, perché quando chiedevo un tampone domiciliare mi è SEMPRE stato detto che solo in casi particolari, altrimenti solo in auto…
Per loro poi mio figlio di 6 (sei) anni avrebbe dovuto passare DUE settimane in quarantena, isolato da me e mia moglie… ho litigato al telefono con quella persona, “manco li cani” son trattati così.
Siamo SEQUESTRATI in casa da ATS poiché nessuno mi contatta. Il mio medico ha chiesto nuovo tampone da effettuare dal 30/11 in data 23, nessun contatto da ATS. Inoltre, sempre il mio medico, dell’indicazione dei 21 gg non ha idea e non sa che numeri diretti riservati ai medici esistano, questa la comunicazione di ATS verso gli operatori.
Se si chiama ATS i numeri dicono di attendere la chiamata da parte loro, a me suona molto male. Il numero 1500 del ministero continua a dirmi, sempre in modo esaustivo e cortese, che ATS deve chiamare e inviare il documento e che la maggior parte delle ATS si sono organizzate per una procedura semi-automatica via email. Evidentemente NON funziona il meccanismo.
Credo contatterò anche io un legale per una querela ed esposto all’ordine.

E.V.

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