Storie di Covid #20 – La comunicazione mancante

13 Novembre 2020 di fabio pizzul

Come è stato possibile che il contagio sia di nuovo esploso con una seconda ondata che sta superando la prima? Davvero è solo colpa dei trasporti, della riapertura delle scuole, degli happy hour senza freno?
Può essere, ma la sensazione è che non sia funzionata anche qualcos’altro. Ricorderete come, a metà ottobre, l’ATS di Milano abbia evidenziato come circa la metà dei contagi riscontrati nelle scuole avesse origine dalla mancata osservanza di quarantene fiduciarie. La storia di oggi, oltre a suscitare un po’ di rabbia, va in questa direzione.

Una donna, dopo una giornata di febbre, contatta il proprio medico di base i quale raccomanda di tenere controllata la situazione e di avvisarlo riguardo le eventuali evoluzioni dei sintomi. Nei giorni successivi, si manifesta la perdita di gusto e olfatto e la saturazione di ossigeno nel sangue si abbassa progressivamente. Evidentemente la signora aveva a disposizione un saturimetro, cosa non da tutti.
Sentito il medico curante, quest’ultimo raccomanda alla signora di rimanere a casa e le prescrive dei medicinali per tenere sotto controllo la malattia che, a questo punto, pare avere tutte le caratteristiche del Covid. Il problema è che il medico non procede alla richiesta del tampone.
La signora, a quel punto, chiede come comportarsi con il figlio che frequenta la scuola in presenza.
La risposta del medico è chiara: “non si preoccupi, lei non è registrata come malata di Covid, quindi non è necessario che suo figlio rimanga a casa da scuola, se dovessero manifestarsi dei sintomi contatti il pediatra.
Visti i sintomi, credo abbastanza probabile che la signora in questione abbia il Covid, ma non è stata sottoposta a tampone e non risulterà tra i positivi; il figlio, che continuerà a frequentare la scuola, rischia invece si essere un potenziale diffusore del virus, anche e forse soprattutto se asintomatico.

Non mi pare un grande esempio di deontologia professionale e neppure di senso civico.
Di fronte a storie come questa, le misure di restrizione rischiano di non poter mai essere efficaci.

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