Storie di Covid #18: Perché solo alcuni pagano la crisi?

12 Novembre 2020 di fabio pizzul

La pandemia ha pesanti effetti economici, che si accumulano sulle pesantissime conseguenze sanitarie. Non tutte le categorie sono però ugualmente colpite dalla crisi. Quella di oggi, più che una storia è una riflessione sui meccanismi innescati dai contributi dello stato e su chi è chiamato a pagare i costi più pesanti della pandemia. Chi mi ha inviato questa riflessione, che ringrazio, si chiede se non sia il caso di distribuire in maniera più equa i sacrifici.

Lo Stato stanzia risorse pubbliche per “ristorare” le attività commerciali colpite, costrette a chiudere del tutto i battenti (esempio ristoranti) per un certo periodo (anche nell’ultimissimo dl ristori bis).  
Il meccanismo è quello della concessione di un credito di imposta pari al 60% del canone di affitto di 3 mesi. Tale credito può essere ceduto al proprietario (non so è previsto il suo consenso ovvero se è obbligato ad accettare).
In definitiva, quindi: la pandemia induce lo Stato a sostenere attività commerciali che ha obbligato alla “serrata”, ma per contribuire a sostenerne i costi fissi (affitto) elargisce un credito di imposta. 
Fin qui tutto bene, ma scatta la domanda: perché lo Stato deve impiegare una propria risorsa per ristorare parzialmente un’attività commerciale che è contrattualmente tenuta a pagare il canone di affitto intero? Senza che quindi la proprietà immobiliare sia soggetta ad alcuna perdita? A maggior ragione se la proprietà immobiliare è a sua volta un’impresa (spesso una grande impresa) e non un privato che (per ipotesi) essendo andato in pensione, ha affittato il locale di proprietà dove svolgeva in prima persona l’attività.
Non si potrebbe – ad esempio – prevedere che il 60% sia ripartito tra Stato e proprietà?
In tal modo rispetto ad un affitto di 100, il commerciante pagherebbe (di suo) 40, lo Stato 30 e la proprietà 30 (ovvero, la proprietà incasserebbe  un canone di 70 anziché 100). 
A me sembra una ragionamento di buon senso, che distribuirebbe il “costo” del Covid anche  sulla proprietà immobiliare, che invece – ad oggi – non subisce alcuna decurtazione dei propri incassi, mentre tutte le altre categorie stanno pagando un prezzo altissimo. 
S.C.

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