Storie di Covid #16: Un infermiere e lo “schiaffo alla Lombardia”

7 Novembre 2020 di fabio pizzul

Il presidente Fontana giovedì ha definito “schiaffo alla Lombardia” il fatto che la nostra regione si stata inserita nella fascia definita a massimo rischio e a elevata criticità, quasi che il governo volesse stilare delle pagelle per le diverse zone del nostro Paese. Purtroppo la situazione è ben diversa e il problema non è giudicare bene o male una regione, ma fronteggiare un’epidemia che sta mettendo a dura prova il sistema sanitario.
La storia di un infermiere.


Sono un infermiere e ho amici che lavorano in PS di Torino, Milano, Lecco, Erba, Treviglio, Melzo, Cernusco. La situazione descritta è drammatica con centinaia di accessi, impossibile ricoverare, file di ambulanze ferme con persone a bordo.
Lo schiaffo in Lombardia, come altrove lo ricevono i cittadini contagiati o ammalati che si trovano nel caos assoluto senza indicazioni, nella inefficiente organizzazione, nella mancata assistenza.
Mia moglie è risultata positiva al tampone. Nessuna telefonata dall’Ats, nessuna informazione per parenti o altri contatti.
 In modo autonomo ci siamo isolati e abbiamo contattato il proprio medico curante. Io ero sintomatico e ho ricevuto appuntamento per tampone tramite medico dopo una settimana.
Il referto poteva essere scaricato via web o ritirarlo personalmente.
Naturalmente il sito non dava nessun referto e pertanto tutti si sono recati personalmente al ritiro.
Centinaia di persone fuori ad aspettare per ore che un operatore urlatore chiamasse il tuo nome alla faccia dell’assembramento e dei numerosi casi risultati positivi.

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