La vita complicata dell’ospedale in Fiera

31 Ottobre 2020 di fabio pizzul

Raccolgo molte segnalazioni riguardo le modalità di reclutamento del personale per la riattivazione del cosiddetto ospedale in fiera di Milano. E’ stato evidente fin dall’annuncio del progetto, all’inizio del mese di marzo, che il principale problema sarebbe stato quello del reperimento del personale necessario per il suo funzionamento.

La delibera con cui si riapre, di fatto, la struttura, prevede il coinvolgimento di ben 11 strutture ospedaliere della regione, con precisazione riguardo la necessità di reperire personale qualificato a fronte di una disponibilità, preferibilmente, in forma volontaria.
Mi sembra che ci sia stata una grande sottovalutazione del possibile impatto di questa scelta sugli ospedali chiamati in causa. Mi risulta anche che la volontarietà del coinvolgimento sia solo sulla carta e che ci siano forti pressioni sul personale e sulle strutture che non contribuiscono certo a creare i presupposti per una buona gestione dell’emergenza.
Capisco la difficoltà di reperire nuovo personale adeguatamente formato e specializzato, ma sono molto preoccupati per le segnalazioni che stanno arrivando e per una modalità di gestione dell’intera operazione ospedale in fiera che pare più funzionale a giustificare l’intero progetto che a fornire un reale e decisivo contributo all’emergenza. Anche l’eventuale coinvolgimento di specializzandi non fa che alimentari i dubbi riguardo il livello di assistenza che la struttura deve essere in grado di garantire e quali pazienti sia destinata ad accogliere.
Mi chiedo se la questione non potesse essere gestita in modo diverso e preparata nei mesi in cui la struttura è stata chiusa.
Se, come mi pareva di aver capito, la struttura in fiera era stata individuata come parte del sistema di emergenza della Protezione Civile Nazionale, perché non ci si è attivati per chiedere che da lì arrivasse un contributo decisivo a livello di personale? Non vorrei che la foga “autarchica” della Lombardia abbia creato più problemi che vantaggi.
Indietro, comunque, non si torna: l’ospedale in fiera ora deve funzionare ed è parte della rete di potenziamento delle terapie intensive, credo però che si debba evitare che questa operazione metta sotto stress gli altri ospedali.

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