Storie di Covid #6 – Il labirinto dei tamponi

23 Ottobre 2020 di fabio pizzul

Questa storia mi arriva da una comunità di accoglienza per minori e racconta della difficoltà ad avere risposte da un sistema che è sempre più in affanno.

Una operatrice di una comunità di accoglienza, dopo aver partecipato a un incontro del coordinamento delle comunità che si è concluso con un pranzo, viene a conoscenza del fatto che la collega che aveva mangiato accanto a lei è stata riscontrata positiva al Covid-19.
L’operatrice si pone subito in quarantena e attende qualche giorno prima di venire contattata dall’ATS che le segnala la necessità dell’isolamento.
Per evitare di creare ulteriori rischi di contagio, la protagonista della storia vorrebbe sottoporsi a un tampone, per sapere come regolarsi e se tenere in isolamento anche gli altri ospiti della struttura. Il suo medico di base le comunica che, in assenza di sintomi, non può richiederle il tampone.
A questo punto, per un moto che definirei di responsabilità sociale, l’operatrice decide di sottoporsi a un test rapido a pagamento. Dopo varie ricerche, riesce a trovare un centro privato che potrebbe garantirle l’esame in giornata, ma la condizione per accedervi è di dichiarare di non avere avuto contatti con persone risultate positive nei 10 giorni precedenti. Non intendendo dichiarare il falso, abbandona questa strada.
In un altro centro privato le viene detto che può recarsi presso una struttura e mettersi in coda, senza possibilità di prenotare; anche in questo caso preferisce desistere per il rischio di dover mettersi in coda con molti altri possibili casi positivi, cosa che avrebbe messo ulteriormente a rischio gli ospiti della comunità.
Il risultato è che l’operatrice seguirà la procedura dei 14 giorni di quarantena dal contatto stretto con la collega che, nel frattempo, è stata purtroppo ricoverata in ospedale. Il problema è che, in questo periodo, potrebbe aver contagiato anche qualche altro ospite (che, al momento, non può costringere a rimanere a casa) e che la comunità è casa sua e non può isolarsi altrove.
Probabilmente andrà tutto bene, ma il dubbio di una possibile diversa gestione della vicenda rimane.

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