Storie di Covid #1 – La mamma di Giulia

18 Ottobre 2020 di fabio pizzul

In questa sorta di rubrica proverò a rilanciare le storie che arrivano dall’esperienza quotidiana di chi si trova ad avere a che fare con la pandemia di Covid-19.
Nulla di nuovo, direte voi, visto che i social sono pieni di queste storie, ma credo utile provare a raccogliere in un unico piccolo repertorio che potrà, spero, offrire indicazioni a chi deve decidere e, magari, qualche spunto di condivisione a chi leggerà.
Sulla carta, tutto pare filare liscio ed essere coerente, ma l’esperienza quotidiana dice troppo spesso il contrario.
Inizio con un racconto di “ordinario abbandono” da Covid-19 che arriva dalla mamma di Giulia (nome di fantasia).

Succede che nella civile e virtuosa Lombardia una bambina di 9 anni, e la sua famiglia, vengano abbandonate dalle istituzioni durante la quarantena covid.

Domenica  4 ottobre 2020 veniamo contattati telefonicamente dalla scuola di mia figlia ed informati che c’è un bambino positivo in classe e quindi ATS Brescia con una nota informativa mette tutta la classe in quarantena (isolamento al domicilio come scrivono loro) per 14 giorni dalla data dell’ultimo contatto, l’01/10.
Sulla comunicazione di ATS si dispone che l’isolamento (quarantena) al domicilio terminerà con l’esito negativo del tampone di controllo che verrà programmato dall’ATS al termine della quarantena. Invitano ad informare subito il pediatra, cosa che facciamo immediatamente, ed apprendiamo che al termine del periodo di isolamento (quarantena) sarà necessario farsi rilasciare dal pediatra l’attestazione di riammissione sicura in collettività.
(…)
Martedì 6 ottobre chiamo ATS Brescia e l’addetta mi risponde testualmente che “non posso fare domande perché il cittadino non ha diritto a ricevere queste informazioni” e che devo rivolgermi al referente covid scolastico.
Allibita insisto ed ottengo un numero verde del centro malattie infettive che avrei dovuto chiamare il giorno successivo.
Mercoledì 7 ottobre chiamo la referente scolastica covid che non ne sa nulla e che dice che bisogna parlare con la dirigente scolastica.
La dirigente scolastica contattata telefonicamente dopo molta insistenza dice che non ne sa nulla, che non è sua competenza e mi dice che bisogna chiamare ATS Brescia.
Richiamo ATS Brescia e la solita addetta, infastidita, mi dice che devo richiamare la referente scolastica covid per dirle di mandare una mail all’indirizzo dedicato per le scuole con i quesiti da me posti.
(…)
Mando quindi la mail alla referente scolastica covid con i seguenti quesiti:
1- la scuola evidenza che il minore verrà riaccettato nella comunità previo documento di buona salute redatto dal medico:
il medico deve avere un titolo particolare? può essere un medico generico? deve essere obbligatoriamente un pediatra? deve essere obbligatoriamente il pediatra designato dall’asl o anche un pediatra privato da cui un bambino magari è in cura ?
2- l’iter evidenzia che verrà effettuato il tampone per il rientro a scuola dopo la “quarantena fiduciaria”: il tampone deve essere necessariamente naso faringeo ? può essere anche salivare? se la famiglia si attivasse per far svolgere privatamente il test salivare potrebbe essere base per certificato medico? dove trovo la legge che definisce questo obbligo, non ho trovato nulla in merito, l’unico riferimento alla casistica che ho trovato sul rapporto dell’istituto superiore di sanità sulla gestione di casi a scuola scrive testualmente che, in caso di contatto stretto il dipartimento di prevenzione stabilirà la strategia più adatta per gli eventuali screening su alunni e studenti (eventuali quindi non prassi obbligatoria) ? il tampone posso effettuarlo anche privatamente o solo attraverso asl?
3-  se il tampone è raccomandato e non obbligatorio come può la pediatra chiede di farlo obbligatoriamente per il rilascio del certificato di riammissione sicura? Può quindi la pediatra in assenza di sintoni e trascorsi i 14 gg fare il certificato senza tampone?

Domande lecite? Avrò diritto a ricevere informazioni? Pare di no.
Trascorrono i giorni e non ricevo alcuna risposta.
(…)
Lunedì 12 ottobre richiamo la pediatra. La riposta di ATS è negativa. Si deve rispettare protocollo nonostante le incompatibilità della bambina con il test da effettuare. Le spiego che la bambina continua con i disturbi dell’umore, lei ne prende atto, ammette che è una soluzione paradossale e si dice svilita nel suo ruolo di medico. Mi dice di lasciarle ancora un giorno per provare a sentire in ATS qualcuno che la ascolti.
Mando una PEC alla direzione sanitaria dell’ATS di Brescia all’attenzione del dott. Sileo spiegando la mia problematica, chiedendo riscontro urgente data la scadenza temporale. Di lì a poco infatti ATS avrebbe iniziato a chiamare per fissare gli appuntamenti.
Ci diciamo disponibili a fare test privati e chiediamo come agire.
Succede che poi, all’improvviso, arriva la nuova circolare del Ministero della Salute, la n° 32850 del 12/10/20 in cui il Ministero alla luce delle ultime evidenze scientifiche di OMS ed ECDC dà indicazioni per la durata ed il termine dell’isolamento e della quarantena.
Per i contatti stretti di caso asintomatici, come mia figlia, dopo 14 giorni di quarantena possono rientrare in comunità senza tampone oppure dopo 10 con esecuzione di tampone. Viene quindi fornita l’alternativa ai cittadini: 14 giorni senza tampone o 10 con esito negativo del tampone. Mia figlia è ormai prossima alla fine dei 14 giorni di quarantena.
Benissimo. Credo di aver risolto i problemi di mia figlia.
(…)
Martedì 13/10 ricevo riscontro scritto da pediatra “valgono le indicazioni delle circolari ministeriali: riammissione senza tampone dopo 14 giorni di quarantena. Chiami la scuola e dica che nel rispetto della circolare ministeriale la pediatra non dovrà attestare la visione del referto di un tampone non previsto. Sugli sintomatici poi non c’è nulla da certificare, vale la dichiarazione genitoriale”.
Nelle stesse ore ricevo anche riscontro a mezzo mail dalla scuola che mi inoltra risposta da ATS in merito alla mia mail in cui portavo a conoscenza della circolare del ministero della salute e comunicavo il rientro della bambina a scuola il primo giorno utile dopo la quarantena e cioè venerdì 16/10. 
ATS Brescia – staff referenti covid-19 per le scuole- risponde che “per l’applicazione della circolare 32850 del 12/10 del ministero della salute attendiamo, come di consueto, indicazioni operative da Regione Lombardia.
Riferisco alla pediatra che afferma come “ATS non può ignorare il Ministero che peraltro ha già declinato cosa fare. “
Arriviamo a mercoledì 13/10/20
(…)
Lo Stato Italiano mi dice che da venerdì 16/10 mia figlia può tornare in comunità. Sento un legale che mi conferma tutto.
Le modalità di ATS Brescia costituiscono reato. Rappresentano l’autorità, sono dei pubblici ufficiali e sono tenuti a rispettare la circolare ministeriale del 12/10 e a recepire le sue indicazioni.
Sono le 22:24. Non ho più sentito nessuno. Domani tutti i compagni di classe di mia figlia faranno tampone e noi non abbiamo alcun appuntamento, nessuna alternativa (ci diano un test salivare o pungidito), non siamo più stati ricontattati dal medico che doveva farlo e non esiste un numero telefonico a cui potermi rivolgere per gestire questa situazione.
Domani mia figlia terminerà i 14 giorni di quarantena. Sta bene, benissimo. Nessun sintomo. Del resto in classe c’è il distanziamento, igienizzazione delle mani, mascherine in movimento.
O viene liberata o venerdì mattina  faccio esposto all’ordine dei medici e querela  annoverando tutti i soggetti coinvolti.
Inoltre avviso la stampa perché questa modalità non è sostenibile.
Non è sostenibile infatti che la Regione sia in ritardo su argomenti che limitano la libertà personale e che riguardano il diritto alla scuola.
L’aggiornamento dei protocolli regionali e dei Dipartimenti di prevenzione deve essere tempestivo ed immediato.
Se ci sono dei tempi tecnici per l’emanazione di un nuovo protocollo che rispetti le indicazioni della circolare ministeriale sui termini della quarantena lo posso mettere in conto ma nel frattempo che chi di dovere dia indicazioni ad ATS Brescia. I bambini che già hanno effettuato 14 giorni di quarantena non necessitano di tampone e conseguentemente possono rientrare in comunità senza alcuna attestazione.
Ringrazio per l’attenzione.
Attendo un’urgente risoluzione di questo problema.

la mamma di Giulia

Un commento su “Storie di Covid #1 – La mamma di Giulia

  1. Michele

    Sono nella stessa identica situazione solo che in provincia di Pavia. Mia figlia in isolamento fiduciario la dirigente scolastica vuole attestato per il rientro a scuola, pediatra non lo rilascia se non con tampone, ats Pavia che ignora la circolare del ministero della salute. Sono al quinto giorno di isolamento vediamo che succede nei prossimi giorni per ora resto in attesa ma non prenoto nessun tampone.

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