Possibile che siamo tornati indietro di 6 mesi?

17 Ottobre 2020 di fabio pizzul

Siamo davvero tornati indietro di sei mesi.
Non sto parlando solo del numero dei contagiati in Lombardia, ma anche della modalità con cui si stanno individuando e promulgando i provvedimenti restrittivi. E sto parlando anche delle reazioni ai provvedimenti stessi.
Siamo arrivati alla stagione autunnale con l’illusione di averla scampata e con troppe cose non fatte o lasciate a metà ed ora ne paghiamo le inevitabili conseguenze.

Possibile che non ci sia stato il tempo di concordare, durante la primavera e l’estate, strategie di intervento condivise a seconda degli scenari epidemiologici che avrebbero potuto presentarsi?
Non è logico che ci si trovi sempre ad agire in estrema urgenza, con l’inevitabile conseguenza che i provvedimenti diventano poco chiari e di difficile interpretazione.
Possibile che in 4 mesi non si sia riusciti a mettere in campo un piano alternativo per il trasporto pubblico locale? Ci si è limitati alla zuffa per stabilire chi dovesse pagare i maggiori costi di un servizio potenziato, magari aperto anche ai privati che hanno i mezzi fermi, ma nulla si è mosso ed ora, per evitare affollamenti si fa nuovamente e solo  appello allo smart working e alla limitazione dell’attività delle scuole.
Possibile che per le attività sportive si sia solo in grado di dire tutti fermi, senza una gradualità attraverso regole concordate con il mondo dello sport dilettantistico? Eppure siamo di fronte a un improvviso blocco totale delle attività che sta creando sconcerto e disagi e penalizza soprattutto i ragazzi più in difficoltà.

Possibile sì, purtroppo, visto che è esattamente quello che vediamo davanti ai nostri occhi.

Detto che queste perplessità nei confronti di chi governa sono più che legittime, è necessario fare almeno quattro precisazioni.

1 – Ciascuno deve prendersi le sue responsabilità. Per la parte che gli è possibile. Se si è giunti a un giro di vite sui locali è perché le regole basilari di distanziamento e protezione individuale non sono state rispettate. A tutti piacerebbe lasciare aperte le attività senza alcun limite, ma di fronte ad assembramenti incontrollati non si può non prendere provvedimenti.

2 – La tutela della salute pubblica deve sempre prevalere. Di fronte all’aumento del numero dei contagi è bene applicare il criterio della prudenza e della cautela: meglio programmare tre settimane di contenimento di alcune attività piuttosto che scivolare senza far nulla verso un blocco totale delle stesse.

3 – L’emergenza Covid-19 non è un’operazione a somma zero: tutti ci perderemo qualcosa. Deve essere chiaro a chi governa che è necessario proteggere soprattutto i più deboli e i più fragili, anche dal punto di vista economico. Tutti devono fare qualche sacrificio, ma c’è chi il sacrificio può assorbirlo e chi non è proprio in grado di sostenerlo.

4 – E’ normale e legittimo che ciascuno difenda i propri interessi. In una situazione di emergenza tutti però devono chiedersi qual è il passo indietro a cui sono chiamati per garantire a tutti di poter superare la situazione di difficoltà. Spetta a chi governa, poi, il compito di fare sintesi e per questo deve poter godere della fiducia dei cittadini e meritarsela di giorno in giorno. Se solo avanza il sospetto che qualche interesse personale o di parte possa venire prima dell’interesse pubblico, diventa estremamente complicato poter andare avanti.

Chiudo con un’affermazione lapidaria: i posti più tutelati dai possibili contagi sono le scuole e i luoghi di lavoro. Non scarichiamo su di essi le conseguenze di una cattiva gestione di altre situazioni.

Un commento su “Possibile che siamo tornati indietro di 6 mesi?

  1. Luigi Massari

    condivido molto di quello che scrivi, ma i cittadini che sono responsabilmente coinvolti e/o sono in grado di suggerire indicazioni valide per il maggior numero di persone possibili, vengono ascoltati?
    Nel trasporto pubblico (quello di cui mi occupo principalmente) avevo scritto suggerimenti (maggio/giugno) che ora trovo presentai anche da nomi noti della politica, del giornalismo, delle università; ma i decisori, ai vari livelli, ne hanno tenuto in considerazione?
    La risposta, tolto alcune realtà locali, è negativa per: Stato, Regione, Comune.
    Senza un effettivo coinvolgimento dei cittadini (tranne i soliti noti che si parlano tra di loro) è difficile vedere un futuro migliore.

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