I contagi crescono, dipende tutto da noi

14 Ottobre 2020 di fabio pizzul

Sembra quasi che ci si stia risvegliando solo oggi da un lungo sonno.
Tutti gli esperti lo avevano detto: l’autunno sarebbe stato molto complicato.
Forse, però, il caldo estivo ci aveva fatto pensare che ci fosse troppo allarmismo. Ora ci siamo: dobbiamo tornare a prendere sul serio Covid-19 e tutto quello che porta con sè.
Lo dicevamo fino al mese di maggio, dobbiamo dirlo di nuovo oggi: dipende tutto da noi. Non esistono misure miracolose da parte di nessun governo.


In Lombardia oggi sono stati registrati 1.844 nuovi casi positivi con 29.048 tamponi effettuati, per una percentuale pari al 6,3%. Il numero assoluto deve essere parametrato a quello dei tamponi, passati dai 17.000 di ieri ai 29.000 di oggi, ma rimane estremamente alto. Dobbiamo sapere che sarà così almeno per le prossime due settimane e che le misure entrate in vigore oggi potranno evidenziare la loro efficacia non prima di allora.
I ricoveri, soprattutto in terapia intensiva, stanno crescendo e stiamo entrando nella fase di pre-allerta, ovvero tutte le strutture che erano state individuate come da attivare nel caso di aumento dei ricoveri saranno chiamate in causa. Ricordiamoci che abbiamo anche un’ulteriore risorsa, i 150 posti dell’Ospedale in Fiera.
Non serve lasciarsi prendere dal panico e tantomeno invocare immediate e draconiane ulteriori misure di restrizione. E’ piuttosto necessario che si applichino con rigore e costanza le misure già indicate nel decreto del Governo che è in vigore da oggi.
L’obiettivo che dobbiamo avere chiaro è il rallentamento dei contagi, non la loro scomparsa: a questo si lavora da oggi in poi e non sarà una cosa semplice.
Da più parti si invoca la didattica a distanza per tutte le scuole superiori, personalmente credo che si debba piuttosto lavorare su un mix tra didattica in presenza e didattica a distanza, come stanno già facendo molti istituti. Questo permetterebbe di alleviare la pressione sul trasporto pubblico e di non rubare ai ragazzi il necessario aggancio con la scuola.

Un commento su “I contagi crescono, dipende tutto da noi

  1. Marco

    Carissimo, ancora una volta tocca constatare che siamo alle prese con una minaccia molto più avanti di noi e ancora una volta manca il tempo. Serverebbero due giorni in più per capire qualcosa di ciascun paziento ricoverato in ospedale, due settimane per capire i trend dell’epidemia, due mesi per capire quali farmaci potrebbero essere più efficaci, due anni per recuperare i ritardi della politica, due decenni per i ritardi di cultura politica. È passato circa un mese da quando un collega che lavora nel sistema di prevenzione dell’ATS mi diceva che loro erano già in emergenza: organico carente, per nulla rafforzato dopo l’emergenza di primavera, procedure frastagliate e farraginose in molte realtà territoriali. Tutti dovrebbero sapere ormai che le epidemie si controllano con il tracciamento dei contagi. Questo virus non agevola ma il nostro SSR, per i numerosi ritardi accumulati, ancor meno. Dall’altra parte manca la percezione responsabile della serietà del problema, ancora una volta non si capisce che se si vogliono evitare altri morti occorrono scelte dolorose, occorre limitare le attività non essenziali che sono una fonte di propagazione dei contagi. Preferiamo concentrarci sui provvedimenti del governo senza esprimere una minima parolina sul fatto che non ha senso, ad esempio, che i ragazzi vadano a scuola con le mascherine al mattino e sui campi da calcio (magari all’oratorio) al pomeriggio.
    Forse è troppo tardi ma vorrei sforzarmi di porre la domanda in termini propositivi (ci sarebbe una domanda più diretta e più spontanea, tipo ‘quand’è che si potrà finalmente procedere al commissariamento della regione Lombardia?’, ma cerchiamo di essere propositivi): cosa intendiamo fare per rafforzare il sistema di tracciamento, nei luoghi più a rischio e fermare le catene di contagio? Temo che, al di là di tanti discorsi legittimi e interessanti, se non si affronta questo nodo ci rimane solo la prospettiva del lock down. Con tutta la tristezza di dover tenere ancora una volta a casa i bambini da scuola.

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