Un’altra Cina

4 Ottobre 2020 di fabio pizzul

La Cina è la chiave geopolitica dei prossimi decenni. Non lo scopriamo certo oggi, ma le tensioni crescenti degli ultimi mesi, che la pandemia non ha fatto altro che evidenziare, chiedono a tutti un supplemento di attenzione. Lo ha ben capito la Santa Sede che, come ha sottolineato il cardinale Parolin ieri al PIME di Milano, guarda al dialogo con la Cna come a una chiave per dare un forte contributo alla pace mondiale.

Il Segretario di Stato Vaticano era ieri a Milano per un convegno (qui la registrazione video) sulla Cina promosso dal Pontificio Istituto Missioni Estere nell’ambito delle celebrazioni per i suoi 150 anni di vita.
La Cina, ha sottolineato il superiore generale del PIME padre Brambillasca, è nel cuore dell’istituto che è stato al fianco del popolo cinese fino a quando, nel 1954, Mao Tse Tung ordinò la cacciata di tutti i missionari cattolici. Il sogno del PIME è tornare in Cina, presso comunità che tenacemente hanno custodito la fede cattolica, e per questo l’impegno formativo e culturale è incessante.
Lo ha ricordato lo stesso cardinale Parolin ricostruendo nel suo intervento la storia del PIME in Cina e rendendo omaggio ai tanti missionari che hanno permesso il radicamento della fede cattolica. Nonostante tensioni e vere e proprie persecuzioni, l’obiettivo di conservare la presenza delle fede cattolica in Cina, ha sottolineato il cardinale, è stato raggiunto. Ora si tratta di creare le condizioni perché le comunità locali possano avere guide credibili dal punto di vista pastorale e il dialogo con il governo cinese ha questo obiettivo: è un protocollo d’intesa, peraltro ancora da consolidare, che riguarda solo la nomina dei vescovi, ha ribadito con grande chiarezza il Segretario di Stato vaticano, spazzando via ogni polemiche e strumentalizzazioni degli ultimi giorni in concomitanza con la visita in Italia del segretario di stato americano Pompeo.
Il convegno ha poi proposto due approfondimenti, curati da Filippo Fasulo e Lisa Jucca, sulla Cina di oggi, un Paese che non ha più la crescita vertiginosa degli ultimi decenni e sta cercando un equilibrio economico che gli consenta di superare le inevitabili crisi dovute a una trasformazione da un’economia autosufficiente a un’economia protagonista del mercato globale. Non è secondario, si è sottolineato a più riprese, il ruolo di Xi Jinping , che negli ultimi anni ha rafforzato la dimensione presidenziale di un sistema che non si ispira più alla rivoluzione comunista, ma intende recuperare il ruolo globale che la Cina ha giocato nei secoli passati, quasi a voler esorcizzare e superare il trauma che, a cavallo tra XIX e XX secolo, aveva posto la Cina in un ruolo subalterno rispetto all’occidente. Si inseriscono in questo quadro le forti iniziative economiche interne (il piano per la Cina del 2050) e internazionali (Silk belt and road initiative) che intendono proporre la Cina come leader mondiale.
La stessa vicenda di Hong Kong, con le tensioni degli ultimi mesi è rivelatrice di un quadro in grande movimento e caratterizzato da grande incertezza. Non saranno certo le guerre commerciali, a forza di dazi, o diplomatiche a risolvere i problemi e a definire nuovi equilibri.
La Santa Sede ha le idee chiare su questo versante e l’ostinata volontà di mantenere un dialogo aperto con la Cina, al di fuori di ogni ambizione geopolitica, lo dimostra. Il PIME, con il convegno di ieri, ha confermato il suo impegno a tenere vivo il dialogo tra diverse culture, nella convinzione che il cristianesimo, mettendo al centro l’uomo e le sue aspirazioni più profonde, può essere un formidabile strumento per costruire cammini di pace e comprensione reciproca. Non è un caso che la mattinata si sia conclusa con alcune testimonianze di “nuovi cinesi” d’Italia e con padre Gianni Criveller che ha delineato la missione del PIME tra Cina e Hong Kong.

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