Ragione e sentimento (appunti sul referendum)

18 Settembre 2020 di fabio pizzul

All’inizio dell’800 veniva pubblicato un fortunato romanzo di Jane Austen dal titolo “Ragione e sentimento”. Come molti ricorderanno, anche per la celebre trasposizione cinematografica di Ang Lee, l’autrice britannica raccontava le vicende sentimentali di due giovani donne, ma la contrapposizione tra un atteggiamento razionale e la propensione a lasciarsi trasportare dalla passione è un elemento che ha a che fare con la vita di tutti noi. Anche la politica non sfugge a questa strettoia e l’imminente referendum sul taglio dei parlamentari è lì a confermarlo.


Ragione e sentimento inducono a guardare in modo diverso a una consultazione che non sta certo infiammando il dibattito pubblico italiano, ma pare riguardare soprattutto gli addetti ai lavori.
Ragione e sentimento, dunque.
Razionalmente la legge sulla quale il quesito referendario chiama ad esprimersi è mal scritta, mal congegnata e foriera di problemi più che di vantaggi, soprattutto in assenza di adeguati correttivi a legge elettorale, regolamenti parlamentari e contrappesi di rappresentanza istituzionale. Seguendo esclusivamente la ragione, il giudizio sul taglio dei parlamentari non può che essere negativo e, conseguentemente, il no al referendum appare una scelta sensata e necessaria.
Esiste però un sentimento, una sensibility si direbbe in inglese riprendendo il titolo originale del romanzo della Austen (”Sense and sensibility”), che induce a qualche ulteriore considerazione.
Siamo di fronte a un referendum confermativo di un voto che, piaccia o no, è stato espresso dal Parlamento e che è sottoposto a un giudizio da parte dell’intero corpo elettorale. Ebbene, tra i cittadini italiani prevale un sentiment decisamente a favore del ridimensionamento del numero dei rappresentanti eletti in Parlamento. Come poi si debba arrivare a questa riduzione è più un affare tecnico, razionale, che un oggetto di giudizio e di dibattito pubblico diffuso. Visto che si parla di rappresentanza, qual è il compito della politica? Rappresentare il sentiment o spiegare che è sbagliato?
La politica è fatta di razionalità e di emotività, di testa e di cuore (forse oggi sempre più, purtroppo, di pancia). Spesso tendiamo a dimenticarlo, soprattutto quando ci esercitiamo nella difficile arte di conquistare il consenso, che è poi elemento fondamentale per poter governare ed esercitare una responsabilità in ordine al bene comune.
Nella scelta del voto all’imminente referendum confermativo del taglio dei parlamentari non possiamo sfuggire a questa eterna lotta tra ragione e sentimento. La sintesi è lasciata al singolo elettore, con un’avvertenza: i grandi cambiamenti politici possono anche nascere dalla ragione, ma trovano il loro motore fondamentale e ineluttabile nel sentimento, senza il quale tutto si ferma.

P.S.
Non avete capito che cosa voterò?
Diciamo che userò più la ragione.

Un commento su “Ragione e sentimento (appunti sul referendum)

  1. Luigi Massari

    ognuno di noi, non solo nel campo politico/partitico è esposto alle decisioni tra ragione e sentimento (le decisioni “di pancia” personalmente mi danno allo stomaco!).
    Personalmente, ed in diverse occasioni anche molto sofferte ed importanti (perché destinate ad essere imitate e confermate nel corso degli anni), ho dovuto constatare che la ragione aveva una visione a breve/medio termine, mentre il sentimento a medio/lungo termine.
    Questo, naturalmente, con le mie esperienze personali, che hanno visto prevalere il sentimento che si è trasformato in ragionevolezza nel corso degli anni (ed a vantaggio delle persone).

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