Un ponte per Genova e per l’Italia

3 Agosto 2020 di fabio pizzul

Il ponte come grande metafora dell’azione di ricostruzione a cui siamo chiamati. E’ stato il filo conduttore della cerimonia di inaugurazione del poste San Giorgio di Genova, costruito sulle macerie del Ponte Morandi, crollato il 14 agosto di due anni fa portando con sé 43 vite, simbolicamente rappresentate dai 43 lampioni del nuovo ponte. Anche la natura ha voluto partecipare all’inaugurazione offrendo lo straordinario spettacolo di un’arcobaleno che neppure il più grande degli scenografi avrebbe potuto immaginare.

Il ponte come testimonianza di tenacia e di voglia di rinascere, come ha detto il sindaco di Genova e Commissario straordinario Marco Bucci rivendicando la concretezza, fatta di poche parole, dei genovesi che hanno fatto della città un modello per l’Italia, nella speranza che quest’ultima possa diventarlo per l’Europa e il mondo. D’altronde, proprio il 3 agosto del 1492 un genovese, Cristoforo Colombo, partiva alla conquista dell’America.
Il ponte come ideale collegamento tra due semplici espressioni linguistiche, “mai più” e “sempre così”; il governatore ligure Giovanni Toti ha voluto esprimere così l’impegno a far sì che nessuno debba morire per lo sgretolarsi di un’opera pubblica e che il modello con cui si è ricostruito il ponte possa diventare prassi quotidiana in un’Italia che non deve essere ostaggio di ritardi e lungaggini. Toti ha anche fatto notare come l’arcobaleno che sovrastava il ponte all’inizio della cerimonia può essere letto come un simbolo che ci fa andare oltre la tempesta di due anni fa.
Renzo Piano ha reso omaggio a chi il ponte lo ha costruito, attraverso quello che ha definito il cantiere più bello della sua vita. Non è stato un miracolo, secondo l’architetto senatore a vita, ma una grande prova di coraggio e di dedizione. Costruire è un atto entusiasmante e lo è, in particolare, costruire ponti piuttosto che muri. Il ponte di San Giorgio, nell’idea di Piano è un’opera fatto di acciaio e forgiato dal vento, come Caproni definiva la stessa Genova, e deve essere un miracolo di luce, quella luce del Mediterraneo a cui il viadotto apre e indirizza, quasi a indicare il ruolo e il destino dell’Italia intera (qui il video del discorso del sen. Renzo Piano).

L’immagine del ponte è tornata con forza anche nel discorso del presidente del Consiglio Giuseppe Conte che, dopo aver ricordato le vittime e indicato il dovere di far luce su quanto è accaduto, ha ricordato come Pietro Calamandrei volle, nel dopoguerra, intitolare proprio “Il ponte” la rivista con cui intendeva dare un contributo alla ricostruzione dell’Italia, sulle macerie della Guerra.
Il triplice passaggio delle Frecce Tricolori e l’arcobaleno che per lunghi minuti si è stagliato sopra il ponte San Giorgio hanno offerto una rappresentazione visiva dei pensieri proposti nei discorsi ufficiali.
Una serata per Genova e per i genovesi che è diventata un invito e un impegno per tutta Italia: costruire tanti altri ponti per andare oltre i muri che hanno bloccato e stanno bloccando il nostro Paese.

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