Lavoratori dello spettacolo: in Lombardia si rischia il collasso del settore

16 Luglio 2020 di fabio pizzul

La Lombardia contribuisce per un quarto della produzione di spettacolo dal vivo dell’Italia. O meglio, contribuiva. Da inizio marzo tutto è bloccato e migliaia di lavoratori sono senza stipendio e rischiano di sprofondare nella miseria. Le misure nazionali ci sono, ma sono un aiuto provvisorio e destinato a pochi. Il grido di allarme arriva dai rappresentanti del mondo dello spettacolo, che sono stati ascoltati questo pomeriggio dalle commissioni attività produttive e cultura della regione.
Ci hanno presentato una situazione pesante e richieste precise.
Proveremo a farcene carico.

Primo a fermarsi e ultimo a ripartire, il mondo dello spettacolo dal vivo è fatto soprattutto di artisti e maestranze che lavorano in modo intermittente, a seconda delle produzioni in atto.
Cassa integrazione e FIS (fondo integrazione stipendi) sono scattati solo per coloro che a marzo avevano un contratto in corso. Una minoranza molto piccola. Per gli altri c’è stato il bonus da 600 euro, ma le tre mensilità ricevute se ne sono praticamente già andate in affitti e altre spese fisse.
In mancanza di altri interventi, la prospettiva è che la stragrande maggioranza delle compagnie, di medio piccole dimensioni, sia costretta a chiudere e questo significherebbe la fine di un comparto che, nella sola Lombardia, conta 5400 compagnie e decine di migliaia di occupati.
I lavoratori guardano con speranza a Roma, ma chiedono interventi anche alla regione. La Lombardia potrebbe, come han fatto Veneto, Piemonte e Marche, utilizzare una parte dei fondi europei FSE della programmazione europea 2014-2020 non ancora spesi per un fondo dedicato a lavoratori dello spettacolo e piccole imprese del settore. In Veneto la Giunta regionale ha messo a disposizione 6 milioni di euro equamente divisi per le due misure. Sarebbe una boccata di ossigeno per l’intero settore e la distribuzione sarebbe rapida e mirata, visto che basterebbe chiedere a INPS l’elenco di coloro che hanno ottenuto i 600 euro.
I rappresentanti del lavoratori dello spettacolo hanno formulato altre richieste precise: una revisione dei criteri dei fondi extra-FUS (fondo nazionale per lo spettacolo) che rischiano di andare solo alle grosse realtà, uno sportello presso i centri per l’impiego dedicato alle assunzioni dirette del settore spettacolo (semplificherebbe di molto e velocizzerebbe le procedure) regole condivise per garantire un’occupazione di qualità sui contratti, la sicurezza e la previdenza, secondo un vademecum in via di realizzazione con il Comune di Milano.
Richieste concrete e sostenibili per una regine come la Lombardia che non può permettersi di vedere scomparire un settore fondamentale come quello dello spettacolo dal vivo.
Il gruppo del PD si farà portatore di queste istanze nell’imminente dibattito sull’Assestamento di bilancio. Speriamo di trovare ascolto.  

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