Cultura e spettacolo: la Lombardia deve muoversi e in fretta

3 Giugno 2020 di fabio pizzul

Un Programma annuale per la cultura completamente rivoluzionato per far fronte all’emergenza Covid-19.
L’assessore alla cultura della Lombardia Stefano Bruno Galli ha esordito così ne suo intervento telefonico in commissione VII per presentare il Piano annuale per la cultura. Problemi informatici nel palazzo della Giunta hanno impedito un più agevole collegamento in videoconferenza.
Galli ha detto di essere ben consapevole della necessità di fornire liquidità alle imprese culturali e dello spettacolo il prima possibile, ma prima di poter vedere pubblicati i bando bisognerà attendere il mese di luglio e i Piani Integrati per la Cultura (PIC) verranno rimandati al 2021.

L’assessore ha raccontato di aver fatto una verifica personale con alcune delle principali istituzioni museali lombarde, segnatamente il Vittoriale, la Triennale e il Museo della Scienza e della Tecnologia, verificando una perdita media di 1 milione di euro a testa per mancati biglietti e altre iniziative.
Ha precisato di aver anticipato alcuni finanziamenti a istituzioni museali e culturali, ma si tratta di fondi già previsti a bilancio e nulla di straordinario, aggiungo io.
Per quanto riguarda i PIC, Galli ha ricordato come siano state presentate 53 domande per il bando 2020 per complessivi 23 milioni di euro di finanziamenti richiesti, a fronte di una disponibilità di circa 6 milioni. Il blocco delle attività ha fatto perdere tutta la prima parte del 2020, per questo l’assessorato ha deciso di rinviare l’assegnazione del bando al 2021 con l’idea di unire i fondi delle due annualità per rendere più consistenti le assegnazioni.
Francamente, mi pare una scelta dettata dalla consapevolezza di aver poco da dare a questi progetti che potrebbero, invece, rappresentare un vero e proprio volano di attrattività per molti territori lombardi.
A quanto detto dall’assessore, il Piano è stato stravolto per far fronte all’emergenza Covid-19, ma l’impressione è che ci sia una pura rimodulazione delle scarse risorse già previste per erogare fondi il prima possibile, e comunque difficilmente prima dell’estate, con l’obiettivo di far sì che alcune realtà non chiudano.
Unica novità prevista è la realizzazione di attività teatrali nelle zone più complite dal virus.
La cultura può e deve essere un’occasione per fornire nuovo slancio alla Lombardia, come dimostra anche la candidatura comune di Bergamo e Brescia a Capitale della Cultura per il 2023, ma da quello che si legge nel Piano, l’attuale amministrazione lombarda non ci crede più di tanto: le politiche non si fanno con le parole, ma con gli stanziamenti di bilancio.

Al link qui sotto trovate il test del Programma operativo annuale per il 2020. Entro il prossimo 11 giugno possiamo presentare osservazioni ed emendamenti in commissione. Attendo eventuali vostre segnalazioni e proposte.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.