Gallera dixit, virus fluxit

24 Maggio 2020 di fabio pizzul

Tornato in videoconferenza stampa dopo qualche giorno di avvicendamento con altri assessori, il titolare del welfare lombardo non ha perso occasione per farsi notare.
La sua versione dell’indice di contagio ha lasciato letteralmente senza parole chi lo ascoltava.
Prima di lasciarvi all’ascolto dell’infortunio dell’assessore (con a fianco un attonito direttore di Lombardia Notizie) e alla successiva lettura dei miei commenti, vi traduco il titolo: Gallera ha parlato, il virus si è diffuso.

L’idea che l’indice del contagio identifichi il numero di persone con cui devo contemporaneamente entrare in contatto per venire infettato è un concetto di elevatissima creatività comunicativa. A prenderlo sul serio, ci sarebbe anche il rischio di credere che sia praticamente impossibile contagiarsi in Lombardia. Ma lasciamo stare…
Riporto, piuttosto, quanto scritto oggi si Repubblica da Tito Boeri e Roberto Perotti.

Per completezza, riporto qui sotto una definizione corretta di indice di contagio: è un parametro utile a valutare l’andamento di un’epidemia provocata da una malattia infettiva.
Nella sua fase iniziale, in assenza di interventi, l’indice viene definito R0 e rappresenta il cosiddetto «numero di riproduzione di base» cioè il numero medio di infezioni secondarie causate da ciascun individuo infetto in una popolazione che non sia mai venuta in contatto con un determinato patogeno, nel nostro caso il virus Sars-CoV-2.
Nel caso in cui R0 sia pari a 1 significa che un singolo malato potrà infettare una persona, se invece è uguale a 2 ne contagerà due e così via.
Maggiore è il valore di R0, dunque, tanto più elevato è il rischio di diffusione dell’agente infettivo.
Dopo la messa in opera di interventi di contenimento dell’epidemia, l’indice di contagio viene definito Rt.
R0, a inizio epidemia, era stimato R0 a 2,96 in Lombardia, in Veneto a 2,51, in Emilia Romagna a 2,84, in Toscana a 2,5, nel Lazio a 3 e in Puglia a 2,61.
Rt, al 22 maggio, era stimato così nelle diverse regioni: Abruzzo 0,86, Basilicata 0,63, Calabria 0,17, Emilia Romagna 0,49, Campania 0,45, Friuli Venezia Giulia 0,63, Lazio 0,71, Liguria 0,52, Lombardia 0,51, Marche 0,48, Molise 0,51, Piemonte 0,39, Bolzano 0,45, Trento 0,77, Puglia 0,56, Sardegna 0,27, Sicilia 0,69, Toscana 0,59, Umbria 0,53, Valle d’Aosta 1,06, Veneto 0,56.

Se dovessimo prendere per buona la “spiegazione” di Gallera, dovremmo dire che un calabrese per essere contagiato dovrebbe venire a contatto contemporaneamente con 5 o 6 persone infette, una sorta di aggressione premeditata di gruppo. Bah!
In realtà, è bene ribadire come basti il contatto con una persona contagiosa per contrarre l’infezione attraverso il droplet (gocce di saliva) o sia anche sufficiente, solo per fare un esempio, toccare una superficie contaminata dal droplet di un infetto e portarsi poi la mano alla bocca o sfregarsi gli occhi. Per questo sono fondamentali distanziamento e dispositivi di protezione che contribuiscono in modo determinante ad abbassare l’indice di contagio.
E’ anche bene ricordare come con un indice di contagio minore di 1 le epidemie tendono ad esaurirsi.
Ora bisogna capire che cosa accadrà nei prossimi giorni: l’impatto della riapertura del 4 maggio su Rt non c’è stato, quello del 18 maggio dovremmo cominciare a percepirlo tra qualche giorno e lì capiremo come potremo procedere in questa caotica e faticosa fase 2.

2 commenti su “Gallera dixit, virus fluxit

  1. Gigi pizzi

    E direi che la sua replica di oggi non sia meglio di quanto ha detto ieri…!!! Errare umano, perseverare…..!!!!

    Replica
  2. Rota Angelo

    Sig. Fabio speriamo che non lo pensi. Forse voleva usare parole semplici per noi comuni mortali . Se cosi’ non fosse siamo messi male.
    Grazie .

    Replica

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