Seguo le regole, ma fino a quando?

18 Maggio 2020 di fabio pizzul

A proposito di lockdown strisciante, vi propongo la storia di un cittadino che coscienziosamente si è sottoposto a un autoisolamento molto rigoroso e, dopo oltre un mese, deve ancora fare i conti con una vigilanza sanitaria territoriale che pare un po’ approssimativa.
Tracciare l’epidemia e isolare i nuovi possibili casi sono elementi fondamentali per la riuscita della fase 2. La vicenda di M.A. non ci lascia tranquilli. E credo che, come vi dicevo, non sia certo un caso isolato. Prono a raccontarne altri, se me li segnalate.

 Buongiorno, mi chiamo M.A.

Sfortunatamente ho contratto il covid-19, o meglio sono stato dichiarato “con patologia simil-influenzale sospetta per infezione da covid19”; ringrazio il medico di base che si è prodigato (sabati e domeniche) per monitorare a distanza la mia degenza prescrivendo cure rivelatesi corrette. Devo però denunciare l’ATS per i disagi creati a me e alla mia famiglia.

Cronistoria:

dal 20/04 al 10/05 vengo segnalato ad ATS come sospetto covid19

il 24/04 vengo segnalato all’ATS  con diminuzione dei sintomi

il 06/05  vengo segnalato all’ATS per potermi sottoporre al tampone

Preciso che in questo periodo sono stato in isolamento dal resto della famiglia chiuso nella cameretta di mia figlia: uscivo con mascherina ed esclusivamente per andare in bagno, anche questo personale;  mi venivano lasciati i pasti appoggiati su una sedia  all’esterno della porta. Tutto questo per evitare contagi al resto del nucleo familiare (anch’esso in quarantena obbligatoria per 14 giorni dall’inizio dei miei sintomi).

Venerdì 08/05 vengo contattato da ATS  per effettuare il test sierologico a mia moglie a alla figlia più piccola, senza che io fossi stato già stato sottoposto a tampone! Inoltre: perché non la figlia maggiore? Risposta: ci sono stati indicati solo questi due nomi! I test vengono fatti a Milano in tre ospedali, non ugualmente raggiungibili da tutta l’area provinciale e di cui solo due accettano anche minorenni per prelievi. Dopo un’estenuante trattativa, ci viene proposto Lodi (il minore dei mali) con appuntamento data e orario;  il 12/05, quattro giorni dopo, ci comunicano variazione di orari! (Tengo a precisare che mia moglie insegna quindi è costantemente impegnata con le lezioni in modalità DAD, perciò ha cercato di organizzare il lavoro in maniera differente secondo l’orario del prelievo comunicato nella prima telefonata) Ad oggi, 13/05, siamo in attesa di concordare un nuovo appuntamento …..

Io sono stato contattato l’11/05 per il tampone e dopo più di 22 giorni di isolamento vengo invitato a raggiungere, con mezzo proprio, centri medici lontani e con appuntamento tra 5-10 giorni. Dopo la solita trattativa, mi trovano un posto per il 12/05 a 40 chilometri dalla mia abitazione.
(L’ambiente dove viene svolto il tampone è un piccolo studio: mi viene richiesto nome e cognome senza accertamento di identità né con carta d’identità né con tessera sanitaria!). L’esito verrà dato all’ATS/medico di base entro 10 giorni (domanda: se sono positivo oggi?). In aggiunta non capisco le tempistiche: perché ATS Bergamo in 5 giorni comunica l’esito? Telefonando al numero del centro dove ho fatto il tampone perché la voce registrata dice che l’esito del tampone è dato nelle 24 ore successive?

A fronte di quanto accaduto e constatato che questo non è accaduto solo a me, ma è quanto la Regione Lombardia (più produttiva d’Italia, che esprime fiera l’efficienza di un sistema sanitario all’avanguardia) sta gestendo in questo modo la situazione, consentendo a una persona sospetta di trasmettere il virus, di spostarsi, non solo ritengo ancora più assurdo che nell’area Adda/Martesana non ci siano ospedali o centri convenzionati che svolgono i prelievi o i tamponi.

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