Coronavirus: la regione gioca a nascondino?

14 Maggio 2020 di fabio pizzul

Questa mattina, di fronte alle parti sociali, il vicepresidente Sala ha annunciato che da lunedì potranno riaprire, anche in Lombardia, praticamente tutte le attività (parrucchieri compresi), ma le indicazioni devono arrivare dal governo.
Durante la stessa riunione, l’assessore Caparini ha detto che nessuno deve chiedere più nulla alla regione, perché i soldi sono finiti: rivolgersi solo al Governo.
Ascoltando gli interventi di rappresentanti delle imprese e dei sindacati, che segnalavano problemi e non attaccavano nessuno, la giunta si è nervosamente difesa, dicendo che ha fatto tutto quanto era nelle sue possibilità.
Il presidente Fontana, parlando ai sindaci, ha affermato oggi che, grazie all’azione della regione, l’indice di contagio in Lombardia è più basso che in altre regioni.
A fronte di queste affermazioni, non posso che trarre una conclusione: la regione è in difficoltà e tenta di nascondersi. Tattica legittima, ma non certo degna della Lombardia e non certo utile a tirare fuori i lombardi dal pantano dell’emergenza Covid-19.

Se siamo arrivati alla diminuzione del contagio non è certo per la strategia messa in atto da Regione Lombardia, che non ha fatto altro che attendere che l’ondata dell’epidemia passasse, contando sul fatto che l’isolamento dei cittadini e la chiusura delle attività commerciali avrebbero limitato la diffusione di Covid-19. Nessuna sorveglianza attiva dell’epidemia, migliaia di persone in quarantena fiduciaria senza l’ombra di un tampone che dicesse come dovevano regolarsi, tamponi realizzati senza una strategia e in numero troppo basso, test sierologici più sopportati che utilizzati per tracciare il contagio… L’elenco potrebbe continuare e ci dà la fotografia di un’amministrazione regionale che sta rincorrendo gli eventi e ora tenta di raccontare la ripartenza delle attività come una propria vittoria o la testimonianza della positività delle proprie azioni.
Regione Lombardia non ha gestito attivamente l’emergenza, se si fa eccezione per l’incremento dei posti di terapia intensiva (merito degli ospedali più che dell’amministrazione regionale) e non ha bene idea di come gestire la fase di riapertura.
Eppure, nell’immaginario di chi rappresenta le categorie produttive del territorio regionale, è ancora ben radicata l’idea che da Roma non arrivi nulla, mentre dalla giunta lombarda c’è sempre una grande attenzione.
In un periodo difficile come quello che stiamo vivendo, mi piacerebbe vedere maggiore collaborazione tra i diversi livelli istituzionali, anche perché i soldi che stato, regioni e comuni utilizzano sono sempre soldi dei cittadini. Pare invece che l’unica preoccupazione, almeno per chi governa la Lombardia, sia ormai quella di difendere il proprio operato e di addossare eventuali responsabilità o colpe al governo o all’Europa.

P.S.
Ho persino sentito assessori lamentarsi perché nella riprogrammazione dei fondi europei ancora disponibili la Lombardia sarebbe penalizzata, perché ha già impegnato e speso più soldi delle altre regioni. Sarà anche vero che abbiamo formalmente meno soldi europei a disposizione, ma quelli già spesi dove mai saranno andati? Forse a incrementare l’economia e la ricchezza lombarda. O sono finiti altrove? Quindi non sono soldi che mancano all’appello, ma risorse che sono già in circolo nell’economia lombarda.

Un commento su “Coronavirus: la regione gioca a nascondino?

  1. martino

    Siamo sempre al solito punto:” i meriti sono miei ,le colpe sono degli altri”.Per non farla troppo lunga mi limito a far notare che quando si ha bisogno di dire quello che si è fatto vuol dire che si è fatto qualcosa di non visibile o quanto meno non si sono visti gli effetti di questo fare…… e allora non solo è legittimo che i cittadini ” liberi” abbiano qualche dubbio ma credo sia doveroso pretendere di essere trattati,(cari amici della supponente maggioranza che governa la Lombardia) con un po più di rispetto e non come dei deficienti incapaci di intendere e volere.

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