Un dono dai carcerati di Busto per i “reclusi da Covid”

7 Maggio 2020 di fabio pizzul

Una maxicolletta tra 400 persone per regalare 56 tablet all’ospedale di Circolo di Varese perché i malati di Covid possano comunicare con i loro parenti. Può sembrare una delle tante iniziative di solidarietà nate in questi giorni, ma questa ha un significato del tutto particolare. Le 400 persona sono infatti i detenuti del carcere di Busto Arsizio che hanno voluto dare un segnale concreto di solidarietà ai “reclusi da Covid”.

Questa mattina sono stato nel carcere bustocco assieme al Garante regionale dei detenuti Carlo Lio per manifestare apprezzamento e gratitudine ai detenuti che si sono resi protagonisti di un gesto dal grande significato simbolico.
Si è parlato di carceri ed epidemia solo per raccontare le rivolte, in poche carceri, dei primi giorni di blocco o per dare conto delle polemiche politiche su scarcerazioni o presunti indulti. Non si parla mai, però, della vita ordinaria in carcere che vede la stragrande maggioranza dei reclusi vivere con grande responsabilità questa fase di emergenza, pur dovendo rinunciare a molte attività e. soprattutto, ai colloqui con i parenti.
Noi tutti in questi mesi abbiamo sperimentato che cosa significhi vedere limitata la propria libertà; in carcere questa è una condizione ordinaria e quotidiana vissuta, certo, da chi deve scontare una pena, ma non per questo meno faticosa.
Il direttore del carcere di Busto Arsizio Orazio Sorrentini ha già consegnato i 56 tablet all’ospedale di Varese e oggi, durante l’incontro con una delegazione di detenuti, ha voluto ricordare che anche gli agenti di Polizia Penitenziaria in servizio a Busto, guidati dalla comandante Rossella Panaro, hanno raccolto un migliaio di euro da destinare alla locale protezione civile.
Oltre ai tablet, ha ricordato il cappellano dona David Maria Riboldi, i detenuti hanno raccolto anche 200 chili di alimenti che sono stati consegnati al Banco Alimentare.
Una bella storia di attenzione agli altri che nasce in un carcere, luogo troppo spesso, a torto, dimenticato o considerato indegno di ogni considerazione.

P.S.
Al termine dell’incontro, un rappresentante dei detenuti del Terzo Reparto, ha letto un documento in cui avanzava alcune richieste riguardo la frequenza delle docce, la disponibilità di disinfettante per le mani e la possibilità di avere nel sopravvitto anche lievito e vanillina per i dolci. Al termine del suo appello, il detenuto ha anche espresso un desiderio, quello di poter avere un cacio balilla per la sala comune del reparto. Chissà che qualcuno non possa pensare anche a questo…

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