Le grandi manovre nell’editoria italiana

3 Maggio 2020 di fabio pizzul

In questa giornata dedicata alla libertà di stampa, vorrei proporvi alcune riflessioni su quello che sta accadendo nel mondo editoriale italiano con grandi manovre tra gruppi editoriali che potrebbero cambiare molti equilibri nel settore dell’informazione.

Il 23 aprile scorso, una società di nuova costituzione, la Giano Holding, società per azioni detenuta dalla Exor, ha acquisito per 102,4 milioni di euro il 43,78% di GEDI in possesso della CIR di De Benedetti. Questo ha portato il consiglio d’amministrazione del gruppo GEDI a nominare John Elkann presidente, Maurizio Scanavino amministratore delegato e Maurizio Molinari direttore de la Repubblica (al posto di Carlo Verdelli) e direttore generale. Si compie così un passaggio di consegne, iniziato nel dicembre scorso, tra la famiglia De Benedetti e la famiglia Agnelli-Elkann nella proprietà del maggiore gruppo editoriale italiano.

GEDI Gruppo Editoriale S.p.A. oggi è editore del quotidiano la Repubblica (con i suoi nove supplementi) e, attraverso la controllata «Gedi News Network» (GNN), pubblica La Stampa, Il Secolo XIX e diversi quotidiani locali (fino al 2017 appartenuti alla Finegil). Gedi pubblica anche numerosi periodici, tra cui il settimanale L’Espresso, e numerosi giornali online e siti di informazione, tra cui HuffPost Italia. Lo stesso gruppo editoriale è proprietario di tre radio nazionali, Radio Deejay, Radio Capital e Radio m2o e delle emittenti televisive m2o TV, Radio Capital TiVù e Deejay TV. Opera anche nel segmento dei nuovi media con la società GEDI Digital e dispone di una concessionaria di pubblicità che è la A. Manzoni & C. 

Un elenco lungo e molto tecnico che però mi pare molto utile per capire che cosa sta accadendo nel mercato editoriale italiano.

La prima mossa dei nuovi proprietari, come detto, è stata la sostituzione di Carlo Verdelli alla guida di Repubblica. Difficile dire che cosa cambierà con l’arrivo di Maurizio Molinari, anche se la storia del nuovo direttore non è esattamente coerente con la storia del quotidiano. Molinari è un grande esperto di politica estera, un atlantista ed europeista convinto, molto legato anche a Israele per aver fatto per molti anni il corrispondente da Gerusalemme. Per un giornale che ha sempre fatto dell’appartenenza politica e culturale la sua ragion d’essere mi pare un cambiamento non da poco.
A questo va aggiunto anche il fatto che Molinari alla Stampa è stato molto deciso nell’avviare la transizione digitale con una grande attenzione al sito internet della testata torinese. Questo lascia intendere, come ha peraltro esplicitato anche una lettera della nuova proprietà, che anche Repubblica si avvierà su questa strada che comporterà anche una strategia di rigoroso risparmio aziendale. I giornalisti di Repubblica sono molto preoccupati per le possibili ricadute occupazionali.
Un eventuale cambio di indirizzo “politico” di Repubblica e dell’intero gruppo editoriale potrebbe avere grandi conseguenze sugli equilibri del sistema mediatico italiano.
John Elkann ha subito precisato che è intenzione della nuova proprietà di investire sulla qualità e l’indipendenza dell’informazione. Parole giuste, se vogliamo un po’ di circostanza, che non dicono nulla però dei possibili nuovi orizzonti di uno dei più influenti quotidiani italiani.

Merita una breve riflessione anche la tempistica della sostituzione di Carlo Verdelli. E’ avvenuta proprio nel giorno in cui c’è stata una grande mobilitazione del mondo politico e sociale a sostegno dello stesso Verdelli, che nei giorni precedenti era stato oggetto di diverse ed esplicite minacce. Sarà certamente una coincidenza, ma il fatto che tra i messaggi di minaccia a Verdelli ci fosse anche un esplicito riferimento al 23 aprile come data in cui si sarebbero fatti i conti mi ha fatto sobbalzare. Una coincidenza, ripeto, ma il modo repentino in cui è stato scaricato Verdelli ha sorpreso molti.

Personalmente sono molto curioso di capire quali evoluzioni avrà la linea editoriale di Repubblica. Credo che non convenga al nuovo editore tradire la storia del giornale, soprattutto per non perdere lettori, ma qualcosa cambierà di certo e, per di più, in una fase molto confusa della politica italiana.
La domanda diretta è: Repubblica sarà ancora il giornale di riferimento della sinistra italiana?
Una bella scommessa, visto che la proprietà è targata Agnelli, ma tutto è possibile.

Con la novità che ho abbondantemente descritto, cambia un panorama editoriale italiano che comprende i seguenti altri gruppi editoriali:
– Mondadori, controllata dal gruppo Fininvest
– Mediaset, editore di Canale 5, Italia 1 e Rete 4
– Corriere della Sera, la cui proprietà è di Urbano Cairo, che controlla RCS Communication che edita numerosi periodici e controlla anche l’emittente televisiva La7
– Gruppo Poligrafici Editoriale, casa editrice del gruppo Monti, che controlla Il Giorno, La Nazione e Il Respo del Carlino

Anche questo sommario elenco, limitato ai 5 più grandi gruppi editoriali italiani (RAI esclusa) vi fa capire come il panorama sia contrassegnato da “appartenenze” politiche tutt’altro che neutre. I giornali sono realizzati da giornalisti che fanno il loro mestiere con competenza e rigore, ma l’influenza dell’editore non si può certo trascurare.
Sarebbe utile allargare la riflessione anche ad altre aziende editoriali e quotidiani, ma ci saranno altre occasioni.

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