Coronavirus: la ripresa non diventi una nuova tassa per cittadini e imprese

24 Aprile 2020 di fabio pizzul

Siamo davvero pronti alla ripartenza? Molti ci stanno lavorando. Le raccomandazioni degli scienziati non mancano, ma, alla fine, la decisione non potrà che essere politica.
Il 3 maggio scadono il Decreto ministeriale e le Ordinanze regionali e dal giorno dopo dovranno entrare in vigore nuove regole che ci guideranno nella cosiddetta “Fase due”.
Ci sarà bisogno di procedure chiare, che saranno affidate alla responsabilità di cittadini e imprese, e di molti strumenti di protezione.
Insomma, al di là della voglia di ripartire, la “Fase due” avrà un costo. Chi se ne farà carico?
Cittadini e imprese sono già stati molto penalizzati dal cosiddetto lockdown, è importante che la ripresa non rappresenti un ulteriore colpo per le tasche e i bilanci degli italiani.

Semplificazione e burocrazia zero non possono rimanere solo degli slogan e quello che sta accadendo con i decreti Salva Italia e Liquidità, nonostante le buone intenzioni del Governo, non può lasciare tranquilli.
Giungono molte segnalazioni di imprenditori che non riescono ad ottenere immediatamente i 25.000 € di finanziamento previsti dal Governo. Le banche, nonostante la garanzia del Governo, si dilungano in verifiche e accertamenti che sono contrari allo spirito con cui è stato approvata la norma. Questo non è accettabile: il credito è garantito e va erogato immediatamente.
Ciascuno deve fare la sua parte, ma è importante che i costi non ricadano sempre sugli stessi soggetti.
E’ fondamentale vigilare anche sul costo del lavoro: le misure di sicurezza sanitaria richiederanno alle imprese di acquistare materiale di protezione e di riorganizzare la logistica della produzione. Si prevedano forme di agevolazione, fiscale e non, perché queste operazioni non diventino costi aggiuntivi che rischierebbero di mettere ulteriormente in difficoltà chi produce e deve stare sul mercato con i propri prodotti. Si è molto parlato, in queste settimane, della necessità di riportare in Italia la produzione di beni strategici e di prima necessità, così come di ritorno in Italia di imprese che avevano preferito andare a produrre all’estero, queste operazioni sarebbero però impossibili a fronte di un aumento del costo del lavoro e a un aggravio dei costi dei servizi determinato dall’emergenza sanitaria.
La salute dei cittadini e dei lavoratori deve stare al primo posto, ma la prevenzione e la sicurezza non possono diventare una sorta di ulteriore tassa occulta sulle spalle di imprese già molto provate da questi mesi di Covid-19.
Vorrei essere ancora più chiaro: lo stato si accolli i costi della sicurezza e sostenga le imprese. Cassa integrazione e contributi una tantum sono importanti, ma la cosa fondamentale è che le imprese, piccole, medie o grandi che siano, assicurino uno stipendio ai loro dipendenti. Le imprese sono un patrimonio fondamentale per il nostro Paese.
Abbiamo sentito dire da tutti i rappresentanti istituzionali che nessuno sarà abbandonato e che chi ha subito danni a causa dell’emergenza Covid-19 verrà adeguatamente sostenuto. E’ una promessa che va mantenuta: ogni livello istituzionale (dai comuni all’Unione Europea) deve fare tutto ciò che è nelle sue possibilità.

Postilla finale. Servono azioni coraggiose che il momento richiede e consente.
Ne cito due: la regolarizzazione dei lavoratori stranieri presenti sul nostro territorio (penso a braccianti e badanti, ma non solo) e una dura lotta all’evasione fiscale (da qui arriveranno risorse per sostenere imprese e categorie più fragili).

Un commento su “Coronavirus: la ripresa non diventi una nuova tassa per cittadini e imprese

  1. Rota Angelo

    E’ ora di mettere sul tavolo provvedimenti che ostacolino l’enorme evasione fiscale. Se non avessimo l’evasione che i giornali dicono oggi avremmo affrontato questa emergenza in modo piu’ efficace. Oggi De Bartoli nella rubrica “il tempo sospeso” ha ben evidenziato questa lacuna.

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