Coronavirus: ecco perchè sarà più difficile ripartire in Lombardia

14 Aprile 2020 di fabio pizzul

Mancanza di strategia, debolezza della sanità territoriale ed eccessiva pressione sugli ospedali, ecco perché sarà più difficile la fase 2 dell’epidemia in Lombardia.
Alcune considerazioni che spero non vi allarmino troppo.

L’approccio lombardo all’epidemia di Covid-19 ha mostrato tutti i limiti di un sistema sanitario basato quasi esclusivamente sulla dimensione industrial-ospedaliera.

Molti esperi sostengono che sarebbe stato relativamente facile frenare la pandemia praticando lo screening sistematico delle persone infette sin dall’inizio dei primi casi; monitorando i loro movimenti; ponendo in quarantena mirata le persone coinvolte; distribuendo in modo massiccio mascherine all’intera popolazione a rischio di contaminazione, per rallentare ulteriormente la diffusione. Questo non è stato possibile per l’assenza di un sistema sanitario territoriale basato sulla prevenzione e l’analisi della salute pubblica. L’aver trasformato un sistema sanitario pubblico degno di questo nome, e quindi attento alla dimensione territoriale, di prevenzione e di prossimità, in un’industria medica, per di più in fase di privatizzazione, si è rivelato un problema grave.

In termini di redditività economica, puntare sulla prevenzione non è conveniente, per questo i paesi occidentali in genere, e l’Italia in particolare, non si sono premuniti né di mascherine né di test da eseguire massicciamente. Come si è visto sul campo, la Lombardia non ha fatto eccezione.

Paesi come la Corea del Sud e Taiwan hanno predisposto fin dalle prime fasi dell’epidemia un sistema di prevenzione estremamente efficace: lo screening sistematico e il tracciamento, puntando alla quarantena e alla collaborazione della popolazione adeguatamente informata e istruita, facendole indossare le mascherine. Nessun confinamento generalizzato, il che ha fatto sì che il danno economico risultasse trascurabile.

Non potendo adottare lo screening sistematico, per carenza di strumenti e per ritardi negli interventi, l’Italia e la Lombardia hanno puntato sull’unica strategia possibile, il confinamento. L’obiettivo è stato quello di limitare gli infetti e far sì che solo un’esigua parte della popolazione potesse avere gravi complicazioni. Ma, per quanto piccola possa essere, quest’ultima frazione è ancora maggiore dell’attuale capacità di assistenza degli ospedali. Se, poi, gli operatori sanitari si ammalano, c’è il rischio del collasso del sistema ospedaliero. E’ quello che, purtroppo, abbiamo visto verificarsi in Lombardia con tanti malati che non sono neppure riusciti a raggiungere gli ospedali e sono morti nelle loro case o nelle RSA.
Sarebbe stato necessario promuovere la diffusione di farmaci anti o retrovirali, l’assistenza e la cura domiciliare dei pazienti per tentare di alleviare il carico del sistema ospedaliero. Ma questo, ormai, non è stato fatto.
Di fronte al possibile collasso del sistema ospedaliero, in Italia come in Lombardia, si è puntato sull’isolamento domiciliare passivo, scommettendo sul fatto che i cittadini rispettassero le regole e mostrassero un grande senso di responsabilità. Si è, in pratica, scaricata sull’intera popolazione l’impossibilità di attivare un sistema attivo di vigilanza, screening e protezione attiva.

Il problema che emerge ora è che, attraverso il solo isolamento, l’immunizzazione della popolazione richiederebbe mesi di confinamento, con danni incalcolabili al sistema economico e sociale. È quindi necessario organizzare una «prima» liberazione dal contenimento, al più tardi entro qualche settimana. Elemento imprescindibile è la possibilità di misurare l’indice di contagio in maniera affidabile: il via libera alla ripresa, anche parziale, delle attività non può prescindere, dunque, dalla possibilità di organizzare uno screening diffuso, con l’utilizzo di test sierologici combinati con i tamponi, per pianificare l’uscita ordinata dalla quarantena e di far sì che tutti dispongano di adeguate protezioni (mascherine).

E, come potete immaginare, su questo fronte la Lombardia rischia di essere molto in ritardo rispetto ad altre regioni, perché in queste settimane non ha mai avuto una strategia precisa su chi sottoporre a tampone e si è concentrata esclusivamente su coloro che arrivavano in ospedale o avevano sintomi gravi di Covid-19. Chiusa in Palazzo Lombardia, la giunta Fontana continua a inseguire il virus senza sapere bene dove esso sia e quanto sia realmente diffuso: è completamente mancata una strategia epidemiologica e questo renderà maledettamente più complicata la ripresa. Nelle prossime settimane avremo probabilmente ospedali più vuoti (si veda quello in Fiera) e gente ancora chiusa in casa. Sono i frutti avvelenati della mancanza di una strategia per contrastare Covid-19, un virus che si contrasta sul territorio e non solo negli ospedali.

4 commenti su “Coronavirus: ecco perchè sarà più difficile ripartire in Lombardia

  1. MARISA CAPPELLETTI

    NON ENTRO NEL MERITO DELLA FASE 2 PERCHE’ SECONDO ME DOBBIAMO SBROGLIARE IL PRESENTE. HO LETTO DELL’ OSPEDALE “FIERA” CHE
    E’ UN FLOP – E’ QUESTO E’ TUTTO DA VEDERE IMMEDIATAMENTE NON FOSSE ALTRO PER I MILIONI DI EURO SPESI. GLI OSPEDALI -LE STRUTTURE
    SANITARIE-LE CASE FARMACEUTICHE E TUTTO QUELLO CHE FA “CORONA” INTORNO A QUESTI COLOSSI DELLA NS SALUTE DOVREBBEREO PREPARARSI
    FIN D ORA ALLE PROX PANDEMIE CHE ARRIVERANNO PERCHE’ IL NS FUTURO SARA’ DOMINATO DA QUESTI NEMICI INVISIBILI -SPENDENDO QUANTI PIU’ SOLDI SI POTRA’ PER LA RICERCA -RISPARMIANDO MAGARI QUALCHE MILIARDO PER IL CALCIO E I CALCIATORI CHE GUADAGNANO PIU’ DI UN CHIRURGO
    NELLE CUI MANI AFFIDIAMO LA NS SALUTE.
    FABIO TU SEI SEMPRE GRANDE NELLE TUE ANALISI PERFETTE ,PERDONAMI LO SFOGO
    MARISA

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  2. Rota Angelo

    La sto seguendo da Malta dove mi trovo bloccato in quanto i voli su Milano sono sospesi.. Qui hanno avuto
    ad oggi 399 casi 44 guariti 3 decessi. Ogni qualvolta trovano un positivo fanno indagini sulle persone che ha frequentato. Ci sono limitazioni come in Italia .ma non il divieto di uscire solo consigliano di rimanere a casa e vietano la vicinanza a più di 3 persone.

    a vicina ti di più di tre persone.

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