Coronavirus: richieste dei comuni e risposte di regione

27 Marzo 2020 di fabio pizzul

Due giorni fa 81 sindaci della Città Metropolitana di Milano hanno inviato un appello al presidente della regione Attilio Fontana per chiedere sorveglianza attiva e assistenza domiciliare per i malati di Covid-19, anche attraverso un numero maggiore di tamponi. L’idea è quella di passare da una strategia tutta centrata sugli ospedali a un controllo dell’epidemia diffuso sul territorio. Sulla stessa linea andava anche la lettera dell’ANCI Lombardia di cui vi ho parlato ieri. Gli ospedali vanno sostenuti e il lavoro fatto è molto importante, ma da soli si è ormai capito che non possono bastare.
Un cambio di passo credo sia necessario, ma dalla regione non arrivano risposte incoraggianti.

La risposta del presidente Fontana ai sindaci del milanese e, indirettamente, alla lettera ANCI appare debole e troppo burocratica. In questo momento serve potenziare al massimo la collaborazione e l’intervento sul territorio, non basta trincerarsi dietro a procedure e circolari.
Nella risposta, tra l’altro, si cita una circolare ministeriale del 22 febbraio ignorando completamente una nuova circolare del 20 marzo che invita esplicitamente a identificare tutti gli individui che sono stati o possono essere stati a contatto con un caso confermato o probabile di COVID-19, focalizzando la ricerca degli stessi con particolare attenzione alle 48 ore precedenti l’insorgenza dei sintomi fino al momento della diagnosi e dell’isolamento del caso.  Il grassetto e la sottolineatura sono della circolare.
I sindaci non chiedono tamponi a tappeto, ma la possibilità di collaborare ed essere coinvolti nella vigilanza territoriale sulla diffusione dell’epidemia. Gli ospedali da soli non bastano e non si può neppure pensare che i medici di medicina generale si possano fare carico del controllo di tutti i pazienti con un, al momento, solo teorico supporto dell’ATS. Bisogna attivare tutte le energie possibili per prevenire e limitare il contagio, i sindaci non hanno bisogno di risposte burocratiche, sono pronti a dare il loro contributo, così come le organizzazioni del terzo settore, ma è necessario un chiaro cambio di passo da parte della regione in questo campo.

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