Coronavirus: l’importanza della sanità territoriale (avremmo dovuto essere Muhammad Alì)

24 Marzo 2020 di fabio pizzul

Il sistema sanitario lombardo sta reggendo l’urto di Covid-19 in modo ammirevole e commovente. Di questo bisogna dare assoluto (e quasi esclusivo) merito a coloro che lavorano negli ospedali del territorio. Ci sarà tempo per capire quello che è davvero accaduto, ma un elemento è chiaro fin da ora: gli ospedali sono stati lasciati soli. Non perché, badate bene, nessuno si sia occupato di loro, ma perché è mancata la sanità territoriale. Abbiamo sotto gli occhi il fallimento del “modello” introdotto sperimentalmente dalla riforma sanitaria del 2015 che teorizzava l’integrazione tra ospedale e territorio, ma ha ricondotto tutto ad ospedali messi sotto pressione e non aiutati a fare fino in fondo il loro mestiere.
Ora si tenta, giustamente anche se tardivamente, di correre ai ripari con la delibera approvata ieri sulla medicina territoriale.

Gli ospedali vanno sostenuti con tutte le forze che abbiamo e la generosa mobilitazione di tanti ha portato a raccogliere fondi che sono benedetti per salvare quante più vite è possibile. Così come è da apprezzare lo sforzo che l’amministrazione sta rivolgendo al sostegno e al potenziamento delle strutture ospedaliere. In ospedale si salvano le vite, ma non si limita a diffusione del contagio.
L’argine all’epidemia lo si costruisce sul territorio con l’isolamento dei casi, la vigilanza sui loro contatti e l’assistenza a chi non ha manifestazioni violente di Covid-19. Bisogna fare di tutto perché arrivi meno gente in ospedale e chi deve andarci non arrivi troppo tardi, con polmoni in condizioni già compromesse.
Questo compito sarebbe toccato alla rete sociosanitari territoriale che, fin qui, ha dovuto arrangiarsi come ha potuto, soprattutto grazie all’abnegazione dei medici di famiglia.
Ora è arrivata una delibera che costruisce una rete sanitaria territoriale. A una prima lettura, il modello e le procedure mi sembrano adeguate, ma ho qualche preoccupazione riguardo i tempi necessari per renderli pienamente operativi. Si dovrebbe anche parlare del mancato collegamento socio-sanitario e assistenziale, ma sarebbe troppo lungo.
Intanto gli ospedali rischiano il collasso e i numeri del contagio sono cresciuti fino a livelli inimmaginabili e superiori alla stesse provincia cinese di Hubei.
I dati cominciano a fornire qualche segnale positivo, ma la strada per uscire dall’emergenza sarà ancora lunga e in salita.
Abbiamo voluto lottare contro il virus mostrando i muscoli della sanità ospedaliera, stiamo reggendo, ma a un prezzo altissimo, non tanto economico, quanto di vite umane.
Oltre ai muscoli serviva anche l’agilità della sanità territoriale che si può muovere sul territorio puntando su prevenzione e gestione del rischio sanitario. Ora sta entrando in campo anche questa. E’ tardi, ma comunque necessario.
Concludo con una metafora sportiva, anzi pugilistica che credo potranno apprezzare in pochi ma ritengo efficace.
La Lombardia ha scelto di fare la parte di George Foreman, ma per contrastare il virus sarebbe stato meglio calarsi in quella di Muhammad Alì.

P.S.
Spero che la metafora non sia troppo oscura, se serve la spiego.

Un commento su “Coronavirus: l’importanza della sanità territoriale (avremmo dovuto essere Muhammad Alì)

  1. Clelia

    Grazie di cuore Fabio. Necessito però di lumi per la metafora pugilistica: arranco già in quelle sportive in generale, ma ancor più in quelle pugilistiche. ..Avanti tutta! Un abbraccio a distanza.

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