Coronovirus: Legnano o Fiera? Pensiamo agli ospedali. Tutti.

18 Marzo 2020 di fabio pizzul

In molti, soprattutto ieri, mi avete chiesto se fosse il caso di far girare l’appello per il recupero degli spazi del vecchio ospedale di Legnano per la realizzazione di nuovi posti d terapia intensiva in alternativa al progetto dell’ospedale da 500 posti nei padiglioni di Fiera Milano. Ho considerato con grande attenzione la proposta, così come la questione della Fiera. Provo a spiegarvi che cosa ho capito, senza la pretesa di dettare alcuna linea di azione.

Il recupero di strutture dismesse per destinarle a terapia intensiva risulta particolarmente problematico per questioni di carattere tecnico. Altro è il pensare di dedicare queste strutture (vecchio presidio di Legnano compreso) al ricovero di pazienti che siano usciti dalla terapia intensiva o che, risultando ancora positivi, siano in attesa di essere dimessi.
In queste settimane si sono già attivati circa 300 nuovi posti di terapia intensiva, con un sforzo immane da parte dei singoli ospedali che hanno fatto davvero tutto il possibile. Si parla moto dei 14 posti in più al San Raffaele, ma non è un caso isolato: al San Carlo sono stati attivati 16 posti (e altri 16 potrebbero arrivare settimana prossima), al San Matteo di Pavia 14 posti e altri ne arriveranno a breve. Stessa cosa è accaduta a Cremona, Brescia, Bergamo e anche in piccoli ospedali come Codogno, dove le terapie intensive sono passate da 7 a 22.
Bisogna continuare su questa strada anche nei prossimi giorni, visto che la Protezione Civile aveva garantito l’arrivo di circa 190 apparati per la respirazione entro fine marzo. Per realizzare un posto di terapia intensiva non basta l’apparato per la respirazione, ma è il macchinario oggi più difficile da reperire.

Veniamo all’ospedale in Fiera. Fontana era partito promettendo 500 posti in una settimana. Nei giorni scorsi si è passati a 400 posti in 10 giorni per quanto riguarda la struttura e un’ulteriore settimana per gli apparati tecnico medicali.
Ieri, dopo l’arrivo di Guido Bertolaso, la situazione è cambiata ulteriormente. I posti sembrano ulteriormente calati, forse a 200 o giù di lì, anche perché si sono esaminati almeno tre problemi: il fabbisogno di personale (per 500 posti non si poteva ragionare con meno di 1000-1500 persone), la necessità di avere tutto ciò che l’emergenza urgenza richiede (una terapia intensiva non può essere isolata da altri servizi e specialità ospedaliere).
Credo sia un’ottima notizia che il progetto di ospedale in Fiera Milano entri a far parte della rete nazionale di emergenza Cross della Protezione Civile e che venga dimensionato secondo criteri di efficienza e sostenibilità. E’ un progetto per l’Italia e solo così potrà essere realizzato. Se vuole essere una prova di forza della Lombardia contro il governo, credo sia destinato a fallire. Il fatto di aver inserito il progetto nella rete nazionale coordinata dalla Protezione Civile permetterà anche di reperire in modo più semplice il tanto personale necessario al funzionamento di quello che deve essere un vero e proprio ospedale di emergenza e non un semplice reparto di terapia intensiva.

Non dimentichiamoci però dell’emergenza in corso in diverse zone della Lombardia, con particolare attenzione, ora, a Bergamo e Brescia.
I macchinari in arrivo dalla Protezione Civile in questi giorni vengano utilizzati per rafforzare i presidi ospedalieri della regione e si recuperi, con uno sforzo specifico aggiuntivo e straordinario, tutto ciò che serve per l’allestimento dell’ospedale in Fiera. I soldi ci sono, il problema è reperire macchinari su un mercato mondiale ormai bloccato e avere personale senza sguarnire gli altri ospedali.

Un commento su “Coronovirus: Legnano o Fiera? Pensiamo agli ospedali. Tutti.

  1. Roberto Baroni

    Grazie Fabio per i chiarimenti in merito all’ oggetto.
    Concordo con te sul fatto che sia importante che;
    – l’ ospedale di Fiera Milano, sia un progetto per l’ Italia
    – sia stato inserito nella rete nazionale coordinata dalla Protezione Civile.
    Ciao Roberto

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