Coronavirus: il rischio di essere un po’ tutti Boris Johnson

18 Marzo 2020 di fabio pizzul

Siamo tutti impegnati in una battaglia. Fondamentale è però riconoscere il nemico. Ne abbiamo uno solo e si chiama Covid-19. Non sempre, però, in questi giorni questo assunto, che pare così banale, si concretizza in comportamenti conseguenti. E’ bene ricordare che solo uniti si può vincere e che il contributo di tutti, nessuno escluso, è fondamentale per raggiungere l’obiettivo di fermare un’epidemia subdola e pericolosa. Le mie possono sembrare parole banali, anzi, dovrebbero esserlo, ma purtroppo non è così.
Provo a spiegarmi con alcuni esempi che intendono fare riflettere me stesso prima ancora che giudicare qualcuno.

Partiamo da lontano, ovvero dagli Stati Uniti.
La corsa all’acquisto di armi che ci viene raccontata dai giornali di oggi è un chiaro indice del fatto che il nemico viene individuato non nel virus, ma negli altri che potrebbero minacciare la nostra incolumità. Una pistola non serve a nulla contro Covid-19, eppure molti americani se ne stanno dotando. L‘altro diventa nemico, non alleato nella lotta contro il virus. Lo stesso presidente Trump non si è sottratto a questa logica, tentando di acquistare da un’azienda tedesca il brevetto di un possibile farmaco, così da utilizzarlo in esclusiva per gli USA. Difendere se stessi contro gli altri non è certo il miglior modo per trovare una soluzione contro Covid-19 che sarà frutto solo di una stretta collaborazione planetaria. L’atteggiamento di Trump ha provocato un altro problema mondiale, l’esplosione dei prezzi dei reagenti per l’individuazione del virus, perché il presidente americano ha deciso di togliere le disponibilità americane dal mercato.
Veniamo più vicino a noi. Consentitemi una battuta: un pistola può fare più danni di una pistola.

La vicenda dei DPI, i dispositivi di protezione individuale, è paradigmatica: non ce ne sono più sul mercato perché ciascun paese vuole accaparrarseli per sé e, fatto ancora più grave, perché ci sono speculatori che stanno tentando di fare affari comprando mascherine, guanti e altri strumenti per poi rivenderli a prezzi maggiorati; per non parlare dei truffatori che sono in azione sui mercati. Anche questa è una forma di guerra che scardina una delle regole fondamentali di fronte ad epidemie globali: nessuno si salva da solo.

Un terzo esempio riguarda noi italiani. Senza distinzione di colori o territori.
Il virus non conosce confini, è banale dirlo. Eppure siamo di fronte a quotidiani tentativi di salvare il proprio territorio quasi a voler dimostrare che “noi” siamo più bravi di “voi”, ovvero che “noi” ci preoccupiamo di proteggere i “nostri” e “voi” non volete o non siete in grado di farlo. Obiettivo di questo atteggiamento non sembra essere (solo) il contenimento del virus, quanto la necessità di dimostrare che si è più bravi di qualcun altro. Non si capirebbe, altrimenti, il perché di un continuo puntare il dito in pubblico che sostituisce l’auspicabile e necessario accordo nelle sedi deputate.
Non è dissimile l’atteggiamento di chi pensa più alle conseguenze politiche di una possibile operazione che all’utilità pratica della stessa. Anche in questo caso, il nemico rischia di diventare l’avversario politico piuttosto che Covid-19.

Guai a chi, imprenditore, intellettuale, politico o chi volete voi dovesse far passare l’idea di aver più a cuore il proprio destino personale o di gruppo rispetto alla necessità di proteggere i cittadini, soprattutto i più deboli, di fronte a una minaccia come questo coronavirus.

Ci stiamo tutti giustamente scandalizzando dell’atteggiamento del premier britannico Boris Johnson, che ha deciso (per ora) di anteporre le esigenze economiche e politiche alla salute dei suoi cittadini e alla necessaria collaborazione internazionale. In fondo, magari senza che ce ne accorgiamo, siamo un po’ tutti come lui nel momento in cui crediamo che a noi sia consentito, da cittadini, non rispettare rigorosamente le regole, o, da portatori di qualche responsabilità, pensare più a che cosa ci conviene che a quello che sia giusto fare. Gli esempi concreti me li tengo per un’altra volta.  

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