Case popolari: la Consulta boccia la Lombardia

10 Marzo 2020 di fabio pizzul

In giorni in cui l’epidemia di Covid-19 oscura ogni altra notizia, non va lasciata cadere la notizia della sentenza con cui la Corte Costituzionale ha dichiarato incostituzionale la norma che prevede una residenza di almeno 5 anni in Lombardia per poter accedere a una casa popolare.
Secondo la Consulta, il “radicamento” territoriale non può assumere un’importanza tale da escludere qualsiasi rilievo al dato del bisogno abitativo del richiedente.

Cade così uno dei principali paletti posti da Regione Lombardia all’assegnazione delle case popolari. L’attuale sistema, che non prevede più una graduatoria unica, ma bandi distinti per lotti di appartamenti da assegnare, sta creando molti problemi a comuni che si vedono quasi impossibilitati ad assegnare gli alloggi. Anche gli aspiranti assegnatari si vedono costretti a presentare più volte la domanda a fronte di una condizione di particolare fragilità familiare.
La sentenza della Corte Costituzionale rende ancora più necessaria e urgente una revisione della legge regionale.
Sulle case popolari dovrebbe esserci un impegno di tutti per darle a chi a davvero bisogno, atteggiamenti che pongono limiti e ostacoli solo per riaffermare il solito sterile “prima i nostri” non credo servano a molto.

Un articolo di Repubblica sul tema

Il comunicato della Corte Costituzionale

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *