Libertà e responsabilità ai tempi del virus

9 Marzo 2020 di fabio pizzul

Non è più questione di hastag o di appelli. E’ il momento della responsabilità personale.
Il fattore tempo nella diffusione del contagio è determinante: quello che puoi fare oggi devi farlo oggi, oppure non lo farai più, o meglio dovrai fronteggiare un contagio che corre più veloce e non avrai strumenti per fermarlo. Per questo è necessario che ciascuno di noi si chieda che cosa può fare in prima persona per evitare che il contagio si diffonda. Se hastag e appelli servono a questo, li si faccia pure, ma poi si agisca in prima persona.

Il governo ha stabilito dei divieti e delle raccomandazioni per dare a tutti la possibilità di contribuire alla limitazione del contagio. Ma non sono le norme a dover essere efficaci, siamo tutti noi a farle diventare tali.
La domanda da farsi oggi non è: che cosa posso continuare a fare nonostante le norme in vigore? Quanto, piuttosto, come le norme possono aiutarmi (darmi, ad esempio, la copertura giuridica) per attuare comportamenti tali da essere in grado di fare tutto quello che mi è possibile per bloccare la diffusione del virus?
Francamente mi fa un po’ sorridere (molto amaramente) l’atteggiamento di chi (privato cittadino o rappresentante pubblico) punta il dito contro le istituzioni ree di non aver varato norme abbastanza restrittive o di aver esagerato nel bloccare interi territori. Le istituzioni, soprattutto in questo momento, offrono strumenti affinchè i cittadini possano attuare comportamenti più utili possibili ad ottere un risultato buono per tutti, in questo caso il blocco della diffusione del virus. Siamo noi cittadini a dover mettere in atto tutte le azioni che ci sono possibili, a partire dalla permanenza a casa e dalla limitazione massima di ogni contatto sociale.
E’ un cambio deciso di orizzonte: dal faccio tutto ciò che voglio finchè qualcuno non me lo proibisce al faccio tutto ciò che posso grazie a quanto la legge mi suggerisce. E’ un nuovo modo di essere liberi perché responsabili. Il problema è che, fino ad oggi, ci siamo considerati liberi solo perché altri dovevano prendersi le responsabilità.
Un discorso difficile? Senza dubbio. Ed è ancora più difficile la sua applicazione pratica. E’ la vera prova a cui siamo tutti chiamati in questa inedita emergenza sanitaria e sociale.
Il virus lo combatte chi opera in prima linea, con grande spirito di sacrificio personale, ma lo combattono tutti i cittadini (nessuno escluso) mettendo in atto comportamenti rigorosi, sacrificando e cambiando qualche propria abitudine.

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