A proposito di virus

17 Febbraio 2020 di fabio pizzul

La salute è uno dei beni più preziosi e personali che abbiamo. E’ per questo che le notizie sul contagio partito dalla città cinese di Wuhan ci fanno così paura. L’idea di poter essere contagiati da un virus misterioso e letale fa parte delle paure ancestrali dell’uomo, soprattutto in un’epoca come la nostra che è caratterizzata dall’idea di poter dominare, con l’aiuto della scienza, qualsiasi problema ci si trovi di fronte. Riconoscere e accettare il limite è sempre un problema, se poi questo limite ha a che fare con la nostra salute, il problema rischia di trasformarsi in panico.

Non sappiamo esattamente da dove arrivi il virus che ha provocato la morte di più di 1500 persone in Cina. L’ipotesi più accreditata pare essere quella di un vettore animale attraverso cui il virus della famiglia dei corona virus, ribattezzato Covid19, ha potuto mutare fino a diventare capace di contagiare l’uomo e di diffondersi da uomo a uomo. Gli esperti spiegano che caratteristica di un corona virus è la grande mutevolezza, che lo rende particolarmente difficile da debellare. La contagiosità sopra la media e un tasso di mortalità che si ipotizza più alto rispetto a una comune influenza lo rendono ancora più temibile.
Le costromisure prese dal governo cinese, anche se (a quanto pare) tardive, sembrano essere state abbastanza efficaci. Isolare le zone più colpite è il modo migliore per evitare un’ampia diffusione del virus che, se circoscritto, perde progressivamente la sua capacità espansiva.
L’allarme delle autorità è più che giustificato, ma molto meno lo è la psicosi che si è alimentata nel nostro Paese e che ha colpito in modo molto pesante la comunità cinese. Lo testimonia il drastico calo delle attività commerciali nella zona attorno a via Paolo Sarpi, ormai nota come China Town milanese. Nel giro di pochi giorni, tra l’altro in vista del Capodanno cinese, la via si è trasformata in un deserto, con conseguente crollo dell’attività di ristoranti e altri esercizi. Qualcuno parla di precauzione, ma non si tratta altro che di un allarme ingiustificato. Pensare che ci possano essere cittadini cinesi che circolino indisturbati e dissennati e siano lì pronti a diffondere il contagio non ha alcun senso. Il fatto di essere di origine cinese non espone maggiormente al contagio e chi non si è mosso da Milano non ha alcuna possibilità di aver contratto il virus. Guardare con sospetto chiunque abbia delle sembianze cinesi o asiatiche è del tutto fuori luogo, non è una precauzione, ma un atteggiamento discriminatorio al limite del razzismo. La paura del virus è giustificata, ci mancherebbe altro, ma l’idea di potersi difendere emarginando chi appartiene, anche solo lontanamente, a un’etnia o a un popolo non è una forma di difesa, è l’inizio di un nuovo contagio, quello strisciante del razzismo.

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