Ma questa è la Lombardia?

13 Febbraio 2020 di fabio pizzul

Ho passato una mattina nelle case Aler di via Bolla, nel quartiere milanese Gallaratese.
Vi racconto la storia di Gina (il nome è di fantasia), un’anziana signora che vive con grande dignità in uno stabile in cui la maggior parte di noi farebbe fatica anche solo ad entrare. Ho anche scattato qualche foto, ma preferisco raccontarvi quello che ho visto.
La storia di Gina è un atto di accusa contro Aler, l’azienda regionale che gestisce le case popolari.

Gina, 93 anni, da 35 nelle case popolari di via Bolla. La incontro nel suo appartamento, a un piano alto, dopo aver fatto a piedi le scale con lei, perché l’ascensore, ovviamente non funziona e, quando funziona è meglio non prenderlo. Ha tra le mani le ultime tre bollette della luce. La cifra che si legge è esorbitante, 350 euro, a fronte dei 50 scarsi che pagava fino a qualche mese fa. Da qualche tempo gli occupanti abusivi degli appartamenti del suo palazzo si sono allacciati al suo contatore e l’azienda elettrica non può far latro che addebitare a lui il consumo. Mi racconta che si sente in gabbia, perché su più quaranta alloggi solo sono abitati da inquilini regolari. Tutti gli inquilini hanno fatto ad Aler (l’azienda della regione) domanda di cambio alloggio, ma l’attesa è lunga e ogni volta che qualcuno lascia un appartamento, nel giro di poche ore, la porta viene sfondata ed entra qualche abusivo. Salire le scale è un po’ come passare attraverso uno spaccato di degrado e abbandono. La collega consigliera regionale Carmela Rozza, che mi ha accompagnato nella visita, usa una metafora forte: è come salire tra i gironi di un inferno cittadino. Un buco dove c’era il citofono, muri scrostati, vetri sfondati o assenti, fili della corrente che penzolano dal soffitto, rifiuti lasciati in corridoi bui e sporchi. Poi arrivi nel corridoio del quinto piano e sembra di cambiare palazzo, perché Gina e la sua dirimpettaia Maria lo tengono pulito, lo hanno fatto imbiancare e hanno pure appeso dei quadri sui muri. Le due famiglie che occupano abusivamente gli altri due alloggi che si affacciano sul corridoio si sono dovute adeguare. Gina racconta di essere un po’ cattiva con loro, usando sempre parole gentili, mi precisa, ha fatto capire loro come ci si comporta e li costringe a portare nel cortile la spazzatura che altri lasciano dove capita. Quando si varca la soglia di casa di Gina sembra di entrare in un altro palazzo: tutto in ordine, un vaso su un runner a coprire il tavolo della sala, tende pulite e intonate al colore dei muri, foto di figli e nipoti sul muro accanto a quella del marito che l’ha l’asciata da qualche anno. Mobili con centrini di pizzo e soprammobili. Gina racconta che quando è arrivata in via Bolla, 35 anni fa, quelle case erano dei gioielli, tutte amiche rimaste nelle vie intorno alla Certosa di Garegnano la invidiavano, ma da allora nessuno si è preso più cura di queste case che oggi sono la sintesi più estrema del degrado cittadino. Ieri notte non è riuscita a dormire, perché nel giardino condominiale sono arrivate a decine per festeggiare, accendere fuochi , gridare e cantare, fare un fracasso che sembrava di averli in casa. Affacciandosi dal balcone si vedono rifiuti ammassati, resti di fuochi, uno spiazzo di terra battuta che una volta, forse era un prato e ora è un po’ discarica e un po’ luogo di ritrovo per festini assordanti. Gina attende che dall’Aler le comunichino dove potrà spostarsi, ma si augura di non finire troppo lontano, perché le nipoti abitano vicino al Musocco e le sue cugine sono ancora al Garegnano. Maria, invece, nell’appartamento di fronte, ha già gli scatoloni pronti, perché le hanno detto che dovrà trasferirsi nelle case di via Gran San Bernardo, case bellissime, mi dice, ma pare che i lavori si siano fermati. Le chiedo se non ha paura di vivere in mezzo a quel degrado, ma lei sorride amaramente e mi spiega che lei ha perso una figlia uccisa durante una rapina e ha seppellito due mariti, non si preoccupa certo per quello che vede ora. Ma attende con ansia di andare nelle case di lusso di via Gran San Bernardo, anche le dispiace che Gina rimanga da sola.

E’ una delle storie che abbiamo incontrato questa mattina. Case Aler di via Bolla, al Gallaratese. Un buco di degrado in un quartiere che negli anni è migliorato. Di fronte la case popolari gestite da MM, che hanno i loro problemi, ma al confronto di quelle dove abitano Gina e Maria sembrano uscite da una rivista di architettura. Di fianco le case costruite assieme a quelle che abbiamo visitato, ma completamente ristrutturate e acquistate dagli inquilini che vedono però perdere di valore il proprio appartamento per il degrado che sta loro accanto.
Nel dicembre 2018 il Consiglio regionale ha approvato un ordine del giorno con cui si chiede ad Aler di trasferire in altri alloggi gli inquilini regolari, sgomberare gli abusivi, abbattere le case e ricostruirle. I soldi ci sono, la Giunta regionale si dice d’accordo, ma in via Bolla niente è cambiato.
E’ una vergogna che deve finire. Oggi abbiamo chiesto che Aler proceda al trasferimento contestuale degli inquilini (Gina non può rimanere sola in mezzo al degrado) e proceda al più presto ai lavori di riqualificazione. E poi, si faccia in modo che Gina non debba pagare le bollette da sola.  

Un commento su “Ma questa è la Lombardia?

  1. Gigi

    Veramente indegno della ns Regione!!
    Possiamo provare a fare una raccolta x pagare le bollette alla signora Gina?iniziamo
    La sera a spazio k?

    Replica

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