La lezione emiliana

27 Gennaio 2020 di fabio pizzul

I risultati delle elezioni regionali in Emilia Romagna e Calabria fanno tirare un sospiro di sollievo.
La sconfitta di Callipo e del centrosinistra in Calabria era scontata, non così la vittoria di Bonaccini in Emilia Romagna. Almeno per come i media ci avevano raccontato le ultime settimane di campagna elettorale, monopolizzate da un irrefrenabile Salvini.
Dal risultato elettorale, a mio giudizio emerge un dato: non è più tempo di arroganza.

Arrogante è stato Salvini, che ha abbandonato ogni remora pur di raccogliere consenso. L’episodio del citofono è stato solo l’ultimo di una lunga serie di azioni e dichiarazioni che non sono compatibili con il ruolo istituzionale di un ex ministro e attuale senatore della Repubblica. I cittadini sono stufi di esagerazioni e arroganza. E lo hanno dimostrato tornando a votare.
Arrogante, però, credo sia stato negli anni scorsi anche il Partito Democratico, almeno da due punti di vista. Primo. Il considerarsi (soprattutto in un territorio come l’Emilia Romagna) “padrone” di un sistema politico-sociale che funziona, ma che ha soffocato tutto ciò che non risultava allineato e ha dato l’impressione di non riconoscere una pluralità di contributi e posizioni che sono necessarie per contrastare un crescente individualismo.
Secondo. Il PD negli ultimi anni si è ritirato in se stesso, chiudendo molti canali di comunicazione con le varie espressioni della società civile. Questa presunta autosufficienza del partito è diventata spesso, in Emilia e non solo, autoreferenzialità della classe dirigente, che si è preoccupata più di perpetuare se stessa che di dialogare con chi ha sempre guardato al centrosinistra con simpatia. La bassissima affluenza alle regionali del 2015 era un segnale in tal senso, così come la fiammata grillina (non a caso accesasi in Emilia).
La comparsa delle Sardine è stata una benedizione in termini elettorali e un segnale chiaro di come il PD debba abbandonare ogni velleità di autosufficienza e aprirsi a mondi che in questi anni ha trascurato, se non, a tratti addirittura umiliato. Dal punto di vista politico, sociale e culturale.
Oggi è giusto essere soddisfatti dell’esito elettorale in Emilia Romagna e festeggiare con Bonaccini che ha ottenuto un grande risultato, ma guai a sottovalutare i segnali che lo hanno accompagnato.

P.S. Permettetemi anche un’ulteriore punzecchiatura politica. In Emilia Romagna si è visto un grande impegno di due fuoriusciti dal PD come Calenda e Richetti, che hanno dato un loro contributo alla causa di Bonaccini attraverso un civismo che non si è nascosto; non si è praticamente visto, invece, Matteo Renzi. Per il futuro del centrosinistra anche a livello nazionale, sono segnali da interpretare.  

Un commento su “La lezione emiliana

  1. Davide

    Dopo avere inizialmente sostenuto Renzi mi sono convinto che il suo veroscopo sia danneggiare il PD e depotenziare un partito che era arrivato al 40 %.
    Prima lo rendono inoffensivo e meglio sarà
    Purtroppo è un abile affabulatore che si finge di sinistra mentre tira la volata ad altre forze che non sono di sinistra

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