Immigrazione, la paura non serve

3 Dicembre 2019 di fabio pizzul

Un quarto di secolo di immigrazione ha lasciato un segno importante nella storia dell’Italia contemporanea. I numeri parlano chiaro: dai 922mila del 1998, siamo passati ai 6 milioni e 222mila residenti (regolari e non) stimati al 1°gennaio 2019. Una presenza che si è consolidata e stabilizzata e che comprende 170 nazionalità, anche se il 40% del totale degli immigrati è rappresentato da romeni, albanesi e marocchini. Ben 2 milioni e 800mila persone sono stranieri di seconda generazione under 35. Dati interessanti, che ci restituiscono un panorama diverso rispetto alla percezione diffusa tra gli italiani. Questi e altri dati sono proposti dal XXV Rapporto sulle migrazioni, curato dalla Fondazione ISMU e presentato oggi nell’aula magna dell’Università Cattolica di Milano.

Il Rapporto conferma il calo degli sbarchi nel 2019, con una flessione del 53% nei primi 11 mesi dell’anno rispetto allo stesso periodo del 2018. Aumentano le richieste di asilo, soprattutto a causa dell’abolizione della protezione umanitaria, ma aumentano anche i dinieghi, passati dal  30% del 2013 all’80% del primo semestre del 2019.
Al di là dell’emergenza, peraltro tutta da dimostrare (almeno stando ai numeri), il fenomeno migratorio ha radicalmente cambiato il volto dell’Italia. Da presenza invisibile e silenziosa, gli stranieri sono diventati una componente strutturale del mercato del lavoro e del sistema produttivo italiano. L’analisi proposta da ISMU evidenzia anche come il futuro dell’economia e della società italiana sia strettamente intrecciato alla qualità dei percorsi di integrazione lavorativa dei migranti.

Anche la scuola è stata fortemente interessata dal fenomeno: tra il 2005 e il 2007 le presenze di studenti stranieri sono decuplicate, passando da 50mila a 500mila, gli alunni stranieri nati in Italia sono però la maggioranza (63% nel 2018).
Interessante anche l’approfondimento sull’atteggiamento degli italiani sull’immigrazione. Gli stranieri sono stati visti prima con curiosità (inizio anni ’80), poi come un’emergenza (fine anni ’80), poi come un problema di ordine pubblico (anni ’90). Con il nuovo secolo gli italiani mostrano dapprima una certa convinzione di poter metabolizzare la presenza degli stranieri, ma dalla crisi del 2008 tornano a manifestare preoccupazione e anche paura, soprattutto degli irregolari.
Il Rapporto propone anche un affondo sulle ultime elezioni europee e registra come nei Paesi in cui è maggiore la percentuale degli stranieri si manifesta un atteggiamento negativo verso l’immigrazione ed è più alta la percentuale di voti ottenuta dalle destre.

Nel corso della presentazione in Università Cattolica, il professor Vincenzo Cesareo, direttore di ISMU, ha proposto anche alcune considerazioni sugli sviluppi del fenomeno migratori. La prima questione riguarda il modo in cui si entra in Italia: i permessi di lavoro sono sempre più difficili, se non impossibili, e questo non fa altro che incentivare i percorsi irregolari, favorendo l’attività dei trafficanti di uomini. Nonostante questo, ha sottolineato Cesareo, l’integrazione in Italia avanza, ma nessuno ne parla, perché la questione migrazione è affrontata con un approccio da tifosi, in un derby tra apocalittici e irenici.
Secondo il curatore del Rapporto, sarebbe utile mettere in campo alcune azioni per tentare di gestire in modo più lungimirante il fenomeno migratorio: la rinegoziazione dell’accordo con la Libia, il rafforzamento dei corridoi umanitari, il coinvolgimento di altri attori regionali (a partire dalla Tunisia), un ruolo più attivo dell’Unione Europea. Sfide impegnative, ma non impossibili, sempre che si intenda gestire e non solo cavalcare il fenomeno per ragioni di consenso.
La presidente di ISMU Mariella Enoc, portando il suo saluto, ha sottolineato quello che ritiene essere un paradosso, ovvero il fatto che in un mondo sempre più aperto, abbiamo sempre più paura dello straniero. Secondo la presidente, però, la migrazione è un fenomeno che, se letto e gestito bene, non può che aiutarci a crescere.

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