L’autonomia a una svolta

29 Novembre 2019 di fabio pizzul

Il cammino verso il regionalismo differenziato riprende vigore. Ieri il ministro Francesco Boccia ha ottenuto l’assenso unanime sulla bozza di legge che stabilisce criteri, passi e percorso per concedere maggiore autonomia alle regioni. Oggi il ministro è venuto a trovarci in Lombardia:ne è nato un confronto utile e concreto.

Il ministro ha ricostruito il percorso fatto in questi tre mesi di governo, precisando  di aver girato tutta Italia per incontrare i presidenti di regione e capire le loro richieste.
Il percorso immaginato dal governo gialloverde, che prevedeva una libera trattativa tra le regioni interessate e il governo, ha spiegato Boccia, è imploso prima ancora di cominciare.
Le tante promesse sono andate in tilt perché al tavolo convocato dal primo governo Conte non si è seduta nessuna regione del Sud, visto che il modello basato sulla pesa storica non poteva essere accettato.
A maggio del 2019 è poi saltato anche il confronto tra Veneto, Lombardia, Emilia Romagna e governo: non c’erano elementi concreti su cui lavorare e il mancato coinvolgimento del Parlamento ha decretato la frattura finale. Come se non bastasse, erano arrivato rilievi molto critici da vari ministeri, compresi quelli a guida leghista, segno del fatto che molte delle richieste delle regioni si ponevano al limite o al di fuori del solco tracciato dalla Costituzione.
Il ministro Boccia ha sottolineato come mancasse una regia generale sul percorso e non fosse stato depositato alcun atto ufficiale del percorso intrapreso, tanto che ha dovuto arrivare il nuovo governo perché si mettessero agli atti le considerazioni dei vari ministeri e i documenti scritti fino ad allora.
Con la formazione del secondo governo Conte si è dunque ripartiti con la consapevolezza che il percorso verso l’autonomia non è libero, ma deve rispondere a precise regole stabilite dalla Costituzione, a partire dalle norme finanziarie e dalla necessaria perequazione tra le regioni, come recita l’articolo 119 della Costituzione stessa.
Boccia ha precisato come il suo lavoro di questi mesi abbia avuto come principio cardine il fatto che non si debba sostituire al centralismo statale un centralismo regionale. Per questo, devono giocare un ruolo fondamentale gli enti locali, con in testa le città metropolitane, vero motore di sviluppo del Paese.
Se la proposta precedente partiva dalla spesa storica per giungere, non prima di tre anni alla definizione dei Livelli Essenziali di Prestazioni (LEP) che riguardano materie come sanità, scuola e trasporto pubblico, l’idea dell’attuale governo è di partire proprio dai LEP, per garantire che tutte le regioni siano in grado di offrire servizi adeguati ai propri cittadini.
Secondo il ministro, una volta che il Parlamento avrà approvato la legge che stabilisce la procedura da seguire, si potrà siglare le preintese con le regioni interessate e da lì ci sarà un anno di tempo per definire i LEP. Nel frattempo, le competenze non regolate dai LEP potranno già passare alle regioni.
Argomenti molto tecnici, che i non addetti ai lavori avranno qualche difficoltà a comprendere, ma il succo della questione è uno solo: grazie al PD l’autonomia da elemento di divisione sta diventando un’opportunità per offrire a tutte le regioni la possibilità di erogare servizi migliori per i propri cittadini.
Il percorso sarà lungo e graduale, ma il ministro Boccia già lunedì porterà in Consiglio dei Ministri la proposta di legge da inoltrare al Parlamento. Se ci sarà, come auspico, una condivisione politica tra le forze di maggioranza, il provvedimento potrebbe essere esaminato dal Parlamento entro qualche settimana. Personalmente auspicherei che venisse inserito nel Collegato al Bilancio e approvato, quindi, entro il mese di dicembre, ma temo di essere un po’ troppo ottimista.
Complimenti, comunque al ministro Boccia per il lavoro fatto in soli tre mesi: in questo percorso c’è tutta la differenza tra propaganda e concretezza istituzionale.

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