Una Lombardia sempre più internazionale

31 Ottobre 2019 di fabio pizzul

In un mondo che si sposta sempre più a est e vede tramontare storici equilibri geopolitici, le aziende lombarde continuano ad avere buoni risultati. Il rapporto di Assolombarda sull’internazionalizzazione delle imprese conferma che la Lombardia è un gateway, una porta per il mondo, ed ha un tessuto produttivo ancora in grado di generare valore grazie alle esportazioni. I risultati sono positivi, ma non basta solo vendere all’estero, bisogna entrare in mercati che chiedono strategie sempre nuove in un mercato globale sempre più incerto. Funzionano le filiere produttive, anche di fronte a un scarso supporto da parte di istituzioni che non hanno grandi visioni progettuali.

Durante la presentazione del Rapporto, che trovate qui (https://www.assolombarda.it/centro-studi/le-imprese-lombarde-nelle-catene-globali-del-valore) , il direttore di ISPI Paolo Magri ha descritto lo scenario internazionale in cui ci muoviamo e ci muoveremo. Si tratta di un mondo il cui “centro di gravità economico” si sta spostando sempre più a est e nel 2045 sarà in estremo oriente. Il confronto/scontro tra USA e Cina caratterizzerà i prossimi decenni con altri soggetti che tenteranno di affacciarsi sullo scenario geopolitico con metodi sempre più spicci e poco convenzionali. In questo scenario, l‘Italia non potrà far altro che contare sull’Europa che non può però affidarsi solo a tattiche di breve periodo. Le alleanze di medio periodo, in questo senso non potranno essere ondivaghe, perché sarebbe oltremodo rischioso abbandonare l’alleanza atlantica e perché la vicinanza valoriale con Washington sarebbe difficilmente replicabile con Pechino. D’altra parte, sottolinea Magri, anche dopo Brexit, il Pil dell’UE vale ancora il 17% di quello mondiale, più di quello cinese. Ma l’UE deve diventare sempre più capace di far davvero valere questo suo peso senza illudersi di essere geopoliticamente centrale come qualche decennio fa.
La Lombardia, nota la ricerca di Assolombarda, non può non interessarsi di questi temi perché è una regione a forte vocazione internazionale con 127 miliardi di euro di esportazioni nel 2018 pari al 28% del valore nazionale.
Le imprese chiedono però più servizi a supporto delle attività internazionali sia per la ricerca di controparti estere, sia per l’individuazione di finanziamenti agevolati per superare barriere, finanziarie e non, che possono precludere l’ingresso in mercati esteri.
Parlare di un Lombardia più chiusa o ipotizzare, anche solo vagamente, l’introduzione di dazi danneggerebbe irrimediabilmente il settore trainante dell’economia regionale.

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