La vera sfida è rimanere

16 Settembre 2019 di fabio pizzul

Le voci si moltiplicano e tutto lascia presagire che nelle prossime ore Matteo Renzi potrebbe dar vita a nuovi gruppi parlamentari, separando la sua strada da quella del Partito Democratico.
Non ho intenzione di fare alcun appello, nè sono titolato a dare giudizi su quanto sta accadendo, registro unicamente un grande smarrimento tra coloro che hanno guardato e continuano a guardare con qualche simpatia al PD. Dopo il folle mese di agosto con i suoi colpi di scena e le sue novità politiche più o meno cercate o subite, di tutto c’era bisogno meno che di una scissione, l’ennesima nella storia recente del centrosinistra.
Non so come spiegherà la sua scelta Matteo Renzi, credo lo sapremo tra poche ore, di certo non sarà una scelta indolore: uno dei motivi che hanno allontanato gli elettori dal PD è la litigiosità dei suoi rappresentanti.


Quanto alla possibile “separazione consensuale”, non credo a separazioni indolori e festose. Ogni separazione è frattura e porta con sè i germi di conflitti e rancori.
Ho l’impressione che per l’ennesima volto assisteremo a manovre di vertici che non riescono davvero a mettersi in ascolto di coloro che dovrebbero rappresentare e che trovano ancora tempo e voglia di tenere aperti i circoli, di volantinare ai mercati e di montare gazebo. Temo che molti si scoraggeranno, ma spero di sbagliarmi.
In politica non esistono traditori e tradimenti, ma solo scelte per provare a interpretare al meglio le esigenze degli elettori e formulare proposte credibili e lungimiranti. Nessun dramma, quindi per l’eventuale scelta di lasciare il PD, ma molti dubbi che possa rappresentare davvero l’opzione giusta al momento giusto.
Non guarderò mai a chiunque sceglierà di seguire la possibile uscita di Renzi dal PD come a un avversario, me mi permetto di manifestare il mio rammarico per l’interruzione di un percorso che, a mio modesto parere, potrebbe continuare ancora con vantaggio reciproco: la vera sfida, in questo momento, è rimanere e dimostrare che è possibile privilegiare gli elementi che uniscono piuttosto che quelli che dividono. Mi pare che questo sarebbe il messaggio migliore per gli italiani.

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