Appunti per il nuovo governo

30 Agosto 2019 di fabio pizzul

L’incaricato premier Conte sta lavorando alla formazione di un nuovo governo.
Il Pd ha assicurato il suo sostegno al nuovo esecutivo, ma è importante che si verifichino alcune condizioni e che ci siano chiari segnali di un netto cambio di prospettiva rispetto a quanto fatto dal primo governo Conte-Salvini-Di Maio negli ultimi 14 mesi.
Qualche sommessa nota da parte mia su tre capitoli: il Presidente del Consiglio, la squadra e il Nord.

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO
I discorsi pronunciati da Giuseppe Conte, prima al Senato, poi al termine del colloquio con il presidente Mattarella, non mi sono dispiaciuti. Gli obiettivi fissati per il nuovo governo, centralità della persona, uguaglianza dei cittadini, equità del fisco (con tutti che devono pagare), saldo radicamento europeo e atlantico dell’Italia, attenzione a un “nuovo umanesimo” fanno emergere una chiara cesura con alcune delle parole d’ordine del governo precedente e mi paiono in sintonia con molte delle proposte del PD.
Credo che Conte, sia pure chiaramente in quota 5 Stelle, si stia ritagliando un profilo istituzionale convincente e credibile. Deve però essere garante degli obiettivi e del programma del nuovo governo e non sotto tutela come è apparso nei confronti di Di Maio e, soprattutto, di Salvini.
La questione del o dei vicepremier mi pare francamente stucchevole.
Zingaretti ha “mollato” troppo presto su Conte? Tatticamente forse sì, sostanzialmente credo che l’apertura di credito a un Conte presidente di tutti e non di parte ci possa stare, almeno sulla basa del discorso fatto all’atto dell’accettazione dell’incarico. Conte è stato bravo e bisogna riconoscerglielo.

LA SQUADRA
Condizione necessaria (anche se non sufficiente) perché il nuovo governo duri è che sia composto da persona autorevoli e credibili. I 5 Stelle vogliono presidiare il governo con propri esponenti politicamente “forti” (le virgolette dicono tutto quello che penso)? Bene, lasciamoglielo fare, ma come PD puntiamo molto più in alto. Non sto pensando a tecnici nel senso burocratico del termine, ma a personalità che possano davvero dare un segnale di novità e di competenza alla squadra di governo. Non limitiamoci ad accontentare le diverse anime del partito concedendo posti un po’ a tutti. La migliore garanzia di avere un governo che duri e che non sia solo la rappresentazione plastica della volontà di tornare al potere è la scelta di persone che non rappresentino posizioni interne al PD, ma esprimano competenze che vadano oltre all’apparato del partito stesso. Sarebbe la miglior risposta a chi grida al poltronismo e il miglior segnale a un Paese che, in molte sue parti, guarda con un po’ di perplessità all’operazione in atto. Non faccio nomi, ma non credo sia difficile individuare personalità con questo profilo. Credo sarebbe anche un bel regalo al presidente Mattarella che sta interpretando con rigore e coraggio il suo ruolo e non va lasciato solo.

IL NORD
Molti commentatori, di destra e non solo, sottolineano come il nuovo governo nasca sotto una stella del Sud, ovvero risulti lontano da rivendicazioni autonomiste e non si ponga in sintonia con quanto i territori del Nord chiedono. Credo sia un rischio da evitare.
Per questo mi auguro che il nuovo governo, a livello di programma e magari anche di persone coinvolte, sappia dare segnali concreti su alcune questioni che stanno a cuore ai territori del Nord.
Il percorso verso l’autonomia non va abbandonato, ma, certo, ricondotto su strade più realiste e concrete, magari ripartendo dall’accordo siglato a suo tempo tra Maroni e Gentiloni e puntando su quanto chiesto dall’Emilia Romagna che punta in maniera molto chiara sulle competenze per la formazione, le politiche per il lavoro, la tutela dell’ambiente, la sanità, la ricerca e l’innovazione e i rapporti con l’UE. Il precedente governo ha fatto molti proclami, ma non ha ottenuto nulla: dimostriamo concretezza e realismo e proponiamo un accordo alle regioni interessate in tempi brevi.
Rilanciamo una politica economica attenta alle imprese, dal rilancio di Industria 4.0 al taglio del cuneo fiscale, dal sostegno alla green economy all’attenzione per le forme di impresa innovative, prime fra tutte quelle sociali; recuperiamo una positiva relazione con le rappresentanze economico sociali del territorio e puntiamo su innovazione diffusa e su un chiaro sostegno al trasferimento tecnologico nell’intera filiera produttiva nell’ottica dell’economia circolare. Sono solo alcuni esempi, non certo esaustivi, di come si possa e si debba dialogare con il tessuto produttivo delle aree più vive del Paese.
Mettiamo a sistema con un monitoraggio preciso e continuo gli interventi sulle infrastrutture (con la dovuta attenzione alla compatibilità ambientale) e sul dissesto idrogeologico: troppe aree del Nord sono ancora mal servite e ad altissimo rischio.
Dare fin da subito segnali concreti su questi fronti non significa abbandonare il Sud, ma piuttosto dare nuovo vigore a un progetto economico e sociale per l’intera Italia.

Mi sforzo di essere fiducioso.

Un commento su “Appunti per il nuovo governo

  1. GIORGETTI GIUSEPPE

    Buongiorno carissimo Fabio,
    il 13 scorso ti ho inviato un email, in risposta ad un tua nota di apertura alla scrisi estva. Ho scritto che sin dall’aprile del 2018 ebbi ad affermare l’auspicio di una collaborazione tra il PD e la giovane, frizzante, brillante, desiderosa forza politica ,cinque stelle.
    L’algoritmo che mi ha e a maggior oggi mi è vivo è che l’esperienza (PD) e la freschezza della forza giovane, potrebbe far sorgere un nuovo “risorgimento” di cui il NOSTRO PAESE ha particolarmente bisogno.

    Mi è doveroso informare che è dal 1967 che mi interesso di politica militando con umiltà e con la consapevolezza nel PSI nello spirito kennediano.

    Cordiali saluti

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