Crisi di governo. Qualche considerazione.

28 Agosto 2019 di fabio pizzul

Con la conclusione del secondo giro di consultazioni da parte del Presidente della Repubblica volge al termine la prima fase della surreale crisi di governo che ha riempito questo strano agosto 2019.
Il presidente Mattarella domattina ha convocato l’ancora in carica Presidente del Consiglio Giuseppe Conte per affidargli l’incarico per la formazione di un nuovo governo.
Il Partito Democratico ha dato la sua disponibilità a un accordo politico con il Movimento 5 Stelle con l’appoggio, a quanto si appreso dalle dichiarazioni rese al Quirinale, di buona parte dei gruppi delle Autonomie e di LeU.
Il leader della Lega Matteo Salvini, ancora o già, dipende dai punti di vista, in assetto da campagna elettorale grida al complotto internazionale, europeo per la precisione, per l’estromissione della Lega dal governo e accusa il PD di voler conquistare il potere e le poltrone andando contro la volontà popolare per come è emersa dalle ultime consultazioni elettorali. Una posizione facile da raccontare, ma totalmente al di fuori di quelle che sono le regole previste dal nostro ordinamento costituzionale e parlamentare: in presenza di una maggioranza in Parlamento, il Presidente della Repubblica non può sciogliere le Camere e indire nuove elezioni.
Non sono entusiasta di un accordo politico con i 5 Stelle, visto l’atteggiamento da loro tenuto negli ultimi 14 mesi e non solo, ma credo che la formazione di un nuovo governo sia un tentativo da esperire, a patto che si verifichino alcune condizioni, non scontate.
La prima è che, come ha ribadito anche il presidente Mattarella, possa essere un governo di legislatura e non di breve periodo.
La seconda è che sia un governo di alto profilo, ovvero con personalità di alto livello a gestire i vari ministeri (su questo sono un po’ preoccupato) e obiettivi ambiziosi per il Paese e in chiara alternativa con quanto fatto nell’ultimo anno su molti temi.
La terza è che non si fondi su quel mostro giuridico e istituzionale che è stato il “contratto” tra Lega e 5 Stelle, ma su un programma che abbia obiettivi chiari e condivisi e che chiami a responsabilità comune le forze politiche che decideranno di sostenerlo.
Il segretario del PD Zingaretti ha ottenuto questa mattina il via libera della Direzione Nazionale per iniziare il percorso verso un accordo politico con i 5 Stelle con un voto contrario e una lettera di dimissioni.
Le dimissioni sono quelle, annunciate, di Carlo Calenda che si è sempre dimostrato fieramente contrario a ogni tipo di accordo con il Movimento 5 Stelle. Vedremo ora se e come Calenda realizzerà l’ipotesi di creare un nuovo movimento politico.
Il voto contrario è stato di Matteo Richetti, che ha voluto così sottolineare un profondo disagio per la mancanza del dibattito nell’ambito della Direzione e per la mancanza di coerenza della stessa rispetto alle decisioni prese nelle ultime sue riunioni: il voto al documento di Calenda e il no all’ipotesi della permanenza di Conte alla Presidenza del Consiglio sono stati smentiti con eccessiva disinvoltura. Argomentazioni serie e in larga parte condivisibili, ma rimango dell’idea che il tentativo di creare un nuovo governo, alle condizioni che sopra evocavo, sia necessario e politicamente inevitabile.
Non so come il PD uscirà da questa vicenda, so però che per l’Italia è un bene aver archiviato il governo Conte sostenuto da Lega e 5 Stelle ed è opportuno tentare di evitare un’avventura elettorale immediata che potrebbe ulteriormente destabilizzare le nostre istituzioni e avere pesanti conseguenze economiche e sociali.
E’ una scorciatoia che il PD imbocca per tornare illegittimamente al potere, come dice Salvini?
E’ paura delle elezioni?
E’ un prendersi una responsabilità indebita e dannosa per non lasciare l’Italia nelle mani dei sovranisti?
Non credo che siano letture corrette, credo piuttosto che quello in atto sia un tentativo di restituire un po’ di normalità a un confronto politico e istituzionale che negli ultimi mesi è stato spesso trascinato al di fuori dei confini previsti dalle nostre regole costituzionali.
Sarà possibile farlo con i 5 Stelle e con un Presidente del Consiglio che ha coperto negli scorsi 14 mesi molte forzature? Difficile dirlo ora. La strada sarà tutta in salita, ma non credo sia un errore aver scelto di percorrerla.
Un fallimento del tentativo di formare il nuovo governo porterebbe dritti alle elezioni e sarebbe un formidabile assist a Salvini. Ma la paura di quest’ultimo non deve essere l’unico collante del futuro esecutivo, perchè nascerebbe già morto.
Ho più di qualche dubbio su quello che è accaduto in questi giorni, ma me lo tengo per me perché il tentativo di formare un nuovo governo chiede una grande compattezza da parte del Partito Democratico.

La relazione del segretario nazionale Zingaretti alla Direzione Nazionale del 28 agosto 2019

Un commento su “Crisi di governo. Qualche considerazione.

  1. Fabio Mastellone

    Condivido la tua opinione Fabio. Anche io non gradisco a pieno la coalizione con M5S in considerazione del fango buttato addosso al PD prima e dopo le elezioni del 2018, ed in pratica fino a pochi giorni fa, ma la situazione sociale ed economica del Paese è talmente seira da non potere lasciare alla Lega e alla destra sovranista il potere assoluto. Prendiamo questo accordo come l’inziio di una nuova rinascita dell’Italia, e augurandoci che si riconquisti l’elettorato perso nel tempo ma ora in graduale ritorno.

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