Precotto saluta un suo “patriarca”

22 Giugno 2019 di fabio pizzul
foto di Silvio Mengotto

Mercoledì scorso, nel pomeriggio, all’ospedale di Niguarda, il cuore già debole di Gigi Galbusera ha cessato di battere. Gigi era consigliere del Municipio 2 di Milano per il PD, ma era soprattutto un punto di riferimento per tutto il quartiere e un assiduo costruttore di buon vicinato e un seminatore di vita buona.
Un abbraccio ai suoi familiari e, qui di seguito, un mio piccolo ricordo.
Il funerale viene celebrato oggi alle 11 presso la parrocchia di San Michele Arcangelo in Precotto.

Ho conosciuto Gigi una decina d’anni fa e sono subito scattati una stima e una sintonia che parevano derivare da una frequentazione di ben più lunga data. Nella sua riservatezza, Gigi ha sempre saputo essere attento alle vicende sociali e politiche del suo quartiere e aveva un’invidiabile voglia di mettersi continuamente in discussione e di affrontare sfide nuove con l’assillo di fare spazio ai giovani.
Se c’era bisogno di un parere fondato ed equilibrato, si poteva star certi che Gigi avrebbe saputo offrirlo al momento opportuno.
La chiesa di Precotto, con il suo appuntamento fisso all’organo per animare la celebrazione eucaristica, il centro anziani, il Consiglio di Zona (solo ultimamente diventato di Municipio), l’Associazione Noi 2 e il suo giornale, i mercati lungo Viale Monza che frequentava volentieri e non certo per far compere.
La figura di Gigi per me rimane legata a questi luoghi, oltre a via Vittor Pisani, scenario di un’intervista in occasione delle elezioni del 2016 per realizzare la quale non sapete quanto abbia dovuto insistere.
Non mi è mai parso un tipo di troppe parole, ma di quelle che pronunciava nessuna era di troppo. Gigi ti guardava in modo penetrante, ma mai inquisitorio, sorrideva e poi ti diceva quello che pensava, quasi scusandosi di doverlo fare, ma sempre con il suo stile sobrio, gentile e, spero di non incorrere nelle sue ire da Lassù, imbevuto di un forte sapore evangelico (ama il prossimo tuo come te stesso).
Gigi ti metteva a tuo agio e ti faceva sentire importante.
Mi è capitato di seguirlo in due delle sue ultime avventure, il giornale Noi di Zona 2 e i convegni che ha caparbiamente voluto organizzare per coinvolgere i giovani delle scuole del Municipio. Veniva a chiedere consigli, come se non sapesse già lui come muoversi, e non considerava nulla impossibile. Capito quello che si doveva fare, iniziava passo passo a prepararlo, raggiungendo puntualmente gli obiettivi. Immagino la sua soddisfazione nel vedere l’Auditorium Gaber del Pirellone pieno di studenti ad ascoltare Enrico Letta parlare di Europa o l’Aula Magna della Bicocca in cui era riuscito a portare le scuole per una delle ultime uscite pubbliche dell’ex rettore Cristina Messa in quella che, forse, è stata anche l’ultima uscita pubblica dello stesso Gigi, mentre il suo cuore faceva già i capricci.
Potrei raccontare molti altri episodi su Gigi ed immagino quanti ricordi, in queste ore, stiano passando davanti agli occhi di chi lo ha conosciuto ben più a fondo e a lungo di me. Credo sia una di quelle persone che ti lasciano una buona sensazione quando le incontri e che ti fanno guardare alla vita e agli altri con un po’ più di ottimismo. Nella Bibbia queste persone vengono definite profeti o, a voler essere ancora più arditi, patriarchi perché capaci di mettere fondamenta solide e buone per costruire il futuro.
Caro Gigi, avremmo voluto averti accanto a noi ancora per un po’ di tempo. Guardaci da Lassù e continua a sorridere e a farci arrivare buoni consigli.
Noi preghiamo per te e proviamo, per quanto ci è possibile, a stare vicini ai tuoi familiari.

Meglio di me ricorda Gigi Galbusera Silvio Mengotto in uno scritto che, con il permesso dell’autore, riporto qui di seguito.

Caro Gigi,

mentre entravo nella sala rianimazione sapevo che le tue condizioni di salute erano precipitate. Sul letto eri immobile, a fatica parlavi e respiravi. Con dei gesti semplici, ma efficaci, un giorno hai chiesto la presenza di don Andrea che ha celebrato l’unzione degli infermi che desideravi tanto. Nel corridoio mi dicevo “e adesso di che cosa gli parlo?”. Quando ho incrociato i tuoi occhi scintillanti sei stato tu a rispondere alla domanda e sono rimasto sbalordito. Con la voce flebile hai detto “parlami di Sara, la tua nipotina”. Sino all’ultimo la tua passione era per la vita, il futuro: “parlami di Sara, la tua nipotina”. “Bisogna uscire da qui” era l’altra fase che, con fatica, ripetevi con tutti. Sono le ultime note della tua straordinaria fisarmonica che, da oggi, suona nello spazio senza tempo dove i santi aspettavano le tue note per cucire nell’infinito l’amore che hai donato a tutti, incominciando dalla tua famiglia. La battaglia si stava concludendo, ma la fisarmonica continuava a suonare. Un Natale di pochi anni fa, piano per piano, sei passato nel pianerottolo dell’intero caseggiato suonando la fisarmonica e augurando a tutti il buon Natale! “Bisogna uscire da qui!” e condividere con tutti i propri talenti. Così è stato il cammino della tua vita, della tua fede, sostenuto dall’amore della famiglia e del Signore. Con la fisarmonica della fede hai suonato melodie per tutti! Hai suonato nelle periferie più  scomode per vedere, ascoltare, sentire “l’odore delle pecore” assetate di speranza. Le più belle parole, seguite anche da fatti concreti a volte invisibili, sono state le tue note silenziose scritte nello spartito della quotidianità. Nessun politico è riuscito a “suonare” melodie alla gente: tu sì! Suonavi non per il consenso, ma per dare un senso alla vita! Per questo i tuoi amici, e fratelli, musulmani hanno pregato per te. Dopo la recita del rosario Laura mi dice: “Gigi ci mancherà tanto!” E’ vero! Ma tu hai seminato tantissimo, per questo non avremo mai la nostalgia della tua musica perché, per sempre e un giorno ancora, la ascolteremo ogni volta che ci fermeremo nelle difficoltà, nei dubbi, nel che fare? Dietro a questi angoli della vita, sbucherà la forza straordinaria delle tue note, della tua fede che ci sprona: “Bisogna uscire da qui”, bisogna amare la vita, costruire futuro! Ci aspetta la risurrezione. Un abbraccio!         

Silvio e Mariagrazia 

Un commento su “Precotto saluta un suo “patriarca”

  1. Sandro

    Nell’incredula notizia di Gigi si affabula la mia memoria nei tempi della convivialità in oratorio e nell’associazionismo vissuto con don Marco. Memoria inalienabile che stringo è vivo in un grande abbraccio anche alla sua “ragazza” Mariangela .
    Sandro Trecci

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