Dote scuola: riaprono i termini per le domande

21 Giugno 2019 di fabio pizzul

Dopo le code e le proteste della scorsa settimana presso gli sportelli del Pirellone e di Palazzo Lombardia, la Regione riapre i termini per la presentazione delle domande per la dote scuola. Le procedure informatizzate hanno creato problemi soprattutto alle fasce più deboli della popolazione. Qui di seguito i termini per la riapertura della possibilità di presentare le domande e la descrizione di un caso di particolare disagio.

Con decreto dirigenziale pubblicato oggi sul BURL e sul sito internet regionale è stato definito di riaprire i termini per l’adesione all’avviso Dote Scuola 2019/2020 – Componenti “Buono Scuola ” e “Contributo acquisti libri testo, tecnologie e didattica”.  

Le domande potranno essere presentate dal 2 settembre al 31 ottobre 2019; l’opportunità è riservata unicamente a chi non ha presentato la domanda nella prima edizione (conclusa il 14 giugno 2019).

I requisiti per l’accesso alla dote e le modalità di inoltro delle domande rimangono quelli specificati nel bando.

Per fa comprendere meglio (spero anche a chi in Regione Lombardia si occupa della questione) i disagi di molti dei possibili destinatari della Dote Scuola, riporto una lettera che mi è stata inviata da un’amica che opera da volontaria in un centro di ascolto parrocchiale.

Mi permetto di segnalare, anche a nome degli altri volontari del nostro centro di ascolto parrocchiale, le difficoltà incontrate da alcuni nostri “assititi” (la parola non mi piace, ma è utile per intenderci…) nell’invio della domanda per la dote scuola. Purtroppo, come sai, non sono pochi coloro che, pur avendo un smartphone e formalmente un indirizzo mail, non sono in grado di procedere in modo autonomo alla compilazione di una domanda on line. Se poi, alle difficoltà informatiche, si aggiungono quelle relative alla non conoscenza della lingua italiana, la faccenda diventa assai complicata…
Non sempre contattando il numero di assistenza si riesce a venire a capo di problemi legati a password, spid e menate varie (un vero delirio!).
Particolari problemi sono emersi con Poste Italiane, per errori di registrazione dei dati. Capiamo l’importanza dell’informatizzazione delle procedure, però si potrebbe valutare un ritorno ad uno sportello “fisico” in grado di dare supporto anche a coloro che non hanno tessera sanitaria con chip, ovvero coloro che non hanno permesso di lunga durata (ad una signora è stato detto che l’assenza di chip impedisce il supporto dello sportello e dei caf!). Inutile dire che questa situazione porta le persone più sprovvedute a recarsi ai caf, che non avendo convenzione per questo tipo di pratiche, spesso chiedono anche 30 euro per inoltrare la domanda…
 I volontari dei centri di ascolto sono ben contenti di dare una mano alla gente, ma sarebbe auspicabile che non si sostituissero agli enti preposti ad agevolare i cittadini, a partire da quelli con meno strumenti culturali e materiali.

Insomma: troviamo il modo di semplificare le cose, o di stringere convenzioni affinchè i caf facciano il loro mestiere – possibilmente non lucrando sull’universo delle pratiche on line – dando modo ai centri di ascolto di occuparsi soprattutto di relazione, ascolto e accompagnamenti realmente insostituibili.

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